lunedì 21 gennaio 2008

E' crisi

L'ex ministro della Giustizia stacca la spina al governo Prodi
"Ringrazio il premier ma l'esperienza del centrosinistra è finita"

"E' venuto il momento di dire basta"
"Lavoreremo con tutte le forze che vogliono prendere in mano la bandiera della libertà"

ROMA - "Se ci sarà da votare sulla fiducia voteremo contro. L'esperienza di questo centrosinistra è finita". Lo dice il leader dell'Udeur Clemente Mastella in una conferenza stampa. "Ringrazio Prodi per lo splendido e prestigioso incarico di ministro, anche se è stato drammatico. Il rapporto umano con lui - aggiunge Mastella - rimane e rimarrà sempre, ma l'esperienza politica del centrosinistra è chiusa". L'ex ministro ha detto che ora lavorerà per le elezioni anticipate.

L'Udeur, ha spiegato Mastella, lavorerà "con tutte le forze che saranno disponibili a prendere in mano la bandiera della libertà e della giustizia senza le quali non c'è politica che non sia avvilente pratica politicante". "Non tratto - ha aggiunto - non negozio, non accetto mezze misure: mi batto e mi batterò per un governo e una maggioranza in grado di ridare un senso alla giustizia".

"Viene un momento - ha detto l'ex guardasigilli - in cui dire 'basta' è una scelta senza alternative". "Da uomo di centro che ha guardato a sinistra - ha proseguito - secondo la lezione degasperiana; da ministro della Giustizia che ha operato laicamente per la riconciliazione e il rispetto della separazione dei poteri costituzionali, dell'autonomia della politica e dell'ordine giudiziario; da quella persona schietta e sincera che spero di essere riuscito ad essere, dico basta".

Un basta che, per Mastella, non riguarda "i dettagli per quanto dolorosi e avvilenti di un'inchiesta giudiziaria faziosa e pregiudiziale, condotta con abuso di regole inquisitoriali, a partire dal ruolo inaudito e patologico delle intercettazioni. Un'inchiesta che si è presto trasformata in gogna mediatica, privazione della libertà personale di una mia familiare incensurata e sempre a disposizione dell'autorità penale".

Ma Mastella punta il dito anche sulla "mancata solidarietà di amici e alleati, timorosi di subire anch'essi la gogna mediatica, l'attacco strumentale e fazioso di ministri che dovrebbero guardare il loro passato e riflettere più che aggredire il presente e il futuro dei loro compagni di banco".

giovedì 17 gennaio 2008

martedì 8 gennaio 2008

Mafia: tragedia italiana

Sul mio sito web personale www.serenasevalium.altervista.org ho pubblicato un mini-dossier sul tema della mafia.
Mi è venuta l'idea di fare questo lavoro perchè oggi in Italia si parla molto del tema della sicurezza intesa sempre come lotta alla micro-criminalità. Certo è importante che i cittadini si sentano sempre più sicuri però quello che si dimentica sempre di ricordare agli italiani è che la loro sicurezza "percepita" non è nulla se in questo paese la prima azienda è la Mafia.
La vera emergenza sicurezza, a mio parere, è proprio la Mafia e dobbiamo impiegare tutte le nostre energie per combatterla. Alla parola "mafia" si associa la Sicilia, ma l'emergenza rifiuti a Napoli ci fa capire come la criminalità organizzata sia un fenomeno molto esteso nel sud, dove certi gruppi di potere malavitosi riescono a paralizzare intere regioni.
C'è qualcuno che dice: "La mafia c'è sempre stata". Niente di più falso, passa sempre l'idea che i meridionali abbiano la mafia nel DNA. Per sconfiggere la criminalità organizzata dobbiamo convincerci e convincere le persone che vivono al sud che questo assunto non è assolutamente vero.
La mafia ha vissuto di connivenze politiche, di finanziamenti, di supporti che le hanno dato negli anni la linfa vitale. Nel mio dossier riporto due documenti fondamentali a sostegno di questo.

Il primo è un video che riguarda la strage di Portella della Ginestra, una strage completamente dimenticata, archiviata. Nel filmato si ricostruisce la catena di relazioni politiche che hanno portato a sparare sulla folla in quel drammatico primo maggio del '47. Riporto questo video anche qui sotto perchè è troppo importante. E' fondamentale capire le responsabilità politiche della rinascita del fenomeno mafioso nel secondo dopoguerra. Mi sarebbe piaciuto che con la seconda repubblica e dopo il maxiprocesso una nuova classe politica fosse stata in grado di rinnegare quella politica DEMOCRISTIANA che ha consegnato il sud alla mafia. Mi sarebbe piaciuto vedere un ricambio della classe dirigente che aveva protetto, ma anche sostenuto attivamente la mafia come mezzo di lotta politica. Purtroppo sappiamo bene che non è andata così e che oggi questa classe politica, che ha dimostrato di non avere gli anticorpi necessari ad isolare coloro che si costruiscono il proprio potere sulla base di atti illeciti, non gode di alcuna credibilità ed è ovvio che al sud ci sia una sostanziale sfiducia nelle istituzioni.



Il secondo documento importante è un'intervista a Paolo Borsellino in cui egli con estrema chiarezza spiega come appunto la politica non possa demandare alla magistratura il compito di controllo e la garanzia sulle "questioni morali" che compete alla politica stessa. Infatti, se veramente vogliamo dichiarare guerra alla mafia, occorre che la politica sappia contare su uomini ONESTI e non accetti più un assunto del tipo "non è stato condannato, quindi è un uomo onesto". La magistratura accerta solo gli aspetti giudiziari, la condanna politica è un'altra cosa. A me non basta assolutamente che si dica che in parlamento non devono sedere politici condannati, non è sufficiente, i partiti devono saper tagliare di netto quei legami che al sud esistono tra mafia e politica.

Vi lascio il link al mini-dossier e spero vorrete diffondere questi video il più possibile.
http://www.serenasevalium.altervista.org/ricerche/mafia.htm