Viene voglia di urlare "Pace" a gran voce in faccia a chi continua invece ad agire per la Guerra.
Ed è soprattutto il popolo palestinese a dover iniziare a credere nella pace invece di continuare ad affidarsi alle armi e alla violenza, a cattivi maestri.
Cosa succederà ora che è iniziata anche l'offensiva di terra su Gaza? Nessuno di noi può prevedere gli sviluppi di questo conflitto. Quello che sappiamo per certo è che la gente di quelle terre è chiamata a tirar fuori tutto il proprio coraggio per mettere la parola fine su questa maledetta guerra.
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Le forze armate israeliane hanno lanciato il 27 dicembre l'annunciata offensiva contro la Striscia di Gaza dopo la fine della tregua e il lancio di razzi sulle città israeliane. L'obiettivo principale dei raid aerei è stata la città di Gaza, ma sono stati colpiti anche le vicinanze della città e l'area lungo il confine con l'Egitto. Nella carta i distretti militari di Hamas, i probabili tunnel clandestini di collegamento, i checkpoint, le principali strade.
- La mappa di Limes
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da Corriere.it [leggi tutto]
L'attacco dopo i ripetuti lanci di razzi dei giorni scorsi
Offensiva israeliana su Gaza«I morti sono 225»
Missili contro le strutture di Hamas. La reazione: «Risponderemo in tutti i modi»
GAZA - La durissima offensiva israeliana contro Hamas è arrivata dal cielo: una serie di raid aerei lanciati dalla mattina hanno colpito il porto, le caserme di polizia e le sedi della sicurezza a Gaza. Poi l'attacco è proseguito in altre zone della Striscia. Obiettivi distrutti, ma il bilancio è gravissimo: fonti mediche parlano di 225 morti e 400 feriti, tra i quali anche donne e bambini. Tra le vittime il capo della polizia, Tawfiq Jabber, e il Capo della Sicurezza, Ismail al Jaabary. Dopo alcune ore di pausa, e con l'arrivo del buio, i raid dell'aviazione israeliana sono ripresi nel sud della Striscia di Gaza. In particolare, i caccia hanno colpito un'officina meccanica ad ovest della città di Khan Younis ed un centro media di Hamas.
Guarda il video - L'attacco israeliano contro Hamas nella Striscia di Gaza
Guarda il video - L'attacco israeliano contro Hamas nella Striscia di Gaza
ISRAELE: «E' SOLO L'INIZIO. ANCHE OPERAZIONI DI TERRA» - Le forze armate dello stato ebraico hanno fatto sapere di aver colpito per «fermare gli attacchi terroristici» su Israele e di essere preparate ad «andare avanti. Questo è solo l'inizio». Israele in serata ha precisato di non voler accettare nessun cessate il fuoco. Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha dichiarato che «è giunta l'ora di combattere» per porre fine al fuoco di razzi da Gaza sulla popolazione israeliana. «Da mesi - ha continuato Barak - le forze armate avevano avuto l'ordine di prepararsi all'operazione». «Non voglio illudere nessuno - ha concluso il ministro - non sarà una cosa facile e nemmeno breve». Secondo fonti militari israeliane ufficiali citate dalla tv araba al Jazira, «l’offensiva su Gaza durerà per lungo tempo e non esclude che l’Esercito ricorra alle truppe terrestri» per effettuare incursioni all’interno della Striscia.
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da Corriere.it [leggi tutto]
HAMAS: «TERZA INTIFADA»- Come rappresaglia, Hamas ha sparato alcuni razzi dal territorio palestinese contro il sud dello stato ebraico, dove è stato dichiarato lo stato di allerta. La popolazione è stata invitata a non uscire in strada e a restare in aree protette o vicino a rifugi. Secondo fonti mediche, una donna israeliana è morta a Netivot. Altre due persone sono rimaste ferite. Hamas ha «ordinato alle Brigate Ezzedine al Qassam di rispondere all'aggressione degli occupanti in tutti i modi».
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Da Repubblica, 01/01/2009 [leggi tutto]
Sesto giorno di bombe, colpito nella sua casa a Jabaliya Nizar Rayyan
era stato avvertito poco prima. Morti anche 10 figli, una delle mogli e alcuni vicini
Gaza, una telefonata poi tre razzi
così è stato ucciso un capo di Hamas
Noto per le posizioni estremiste e per aver sposato apertamente la causa del martirio
era considerato il numero cinque del movimento di resistenza islamico
GAZA - Ha preferito morire in un bombardamento aereo piuttosto che lasciare la propria abitazione dove viveva con quattro mogli e numerosi figli. Nizar Rayyan, considerato il numero cinque di Hamas, è stato coerente fino in fondo.
Un quarto d'ora prima del raid, secondo fonti locali e stando alla rete televisiva israeliana Canale 10, era stato avvertito con una telefonata di Israele che stava per essere bombardato. Ma lui, uno degli ideatori della tattica degli 'scudi umani' da schierare per impedire bombardamenti israeliani, ha preferito restare con le persone a lui più care.
Fra le macerie della sua palazzina di quattro piani, nel campo profughi di Jabalya, sono stati recuperati molti cadaveri fra cui il suo, quello di una moglie e di dieci dei suoi dodici figli (tre secondo alcune fonti, sette secondo altre). Da Tel Aviv fanno sapere che l'edificio era stato trasformato in un deposito di armi. Dopo essere stato colpito dalla aviazione, secondo le fonti militari, si sono verificate altre esplosioni a catena. Le stesse fonti hanno aggiunto che la casa serviva da centro di comunicazioni per il braccio armato di Hamas e che alla sua base era stato scavato un tunnel per consentire la fuga di miliziani.
Lo sceicco Nizar Rayyan, quarantanove anni, era un religioso noto per le posizioni estremiste e per aver sposato apertamente la causa del martirio. E' il primo esponente di spicco del movimento islamico vittima dei raid che da sei giorni infuriano sulla Striscia di Gaza. Rayyan teneva le sue prediche nella 'moschea dei martiri' del campo profughi di Jabalya, era molto legato alle Brigate Ezzedine al Qassam e curava i rapporti tra l'organizzazione e il suo braccio armato.
Docente dell'Università islamica di Gaza, Rayyan aveva spesso incitato i suoi studenti a compiere missioni suicide e partecipato lui stesso a pattugliamenti al fianco delle milizie di Hamas. Nell'ottobre del 2001 inviò il figlio in missione suicida a Gaza. Due coloni israeliani furono uccisi nell'attacco.
"Lo sceicco con il kalashnikov", come lo ha definito la tv israeliana, aveva vissuto in particolare giorni "di gloria" nel luglio 2007 quando, con un colpo di mano di quattro giorni, Hamas espulse al-Fatah da Gaza.
GAZA - Ha preferito morire in un bombardamento aereo piuttosto che lasciare la propria abitazione dove viveva con quattro mogli e numerosi figli. Nizar Rayyan, considerato il numero cinque di Hamas, è stato coerente fino in fondo.
Un quarto d'ora prima del raid, secondo fonti locali e stando alla rete televisiva israeliana Canale 10, era stato avvertito con una telefonata di Israele che stava per essere bombardato. Ma lui, uno degli ideatori della tattica degli 'scudi umani' da schierare per impedire bombardamenti israeliani, ha preferito restare con le persone a lui più care.
Fra le macerie della sua palazzina di quattro piani, nel campo profughi di Jabalya, sono stati recuperati molti cadaveri fra cui il suo, quello di una moglie e di dieci dei suoi dodici figli (tre secondo alcune fonti, sette secondo altre). Da Tel Aviv fanno sapere che l'edificio era stato trasformato in un deposito di armi. Dopo essere stato colpito dalla aviazione, secondo le fonti militari, si sono verificate altre esplosioni a catena. Le stesse fonti hanno aggiunto che la casa serviva da centro di comunicazioni per il braccio armato di Hamas e che alla sua base era stato scavato un tunnel per consentire la fuga di miliziani.
Lo sceicco Nizar Rayyan, quarantanove anni, era un religioso noto per le posizioni estremiste e per aver sposato apertamente la causa del martirio. E' il primo esponente di spicco del movimento islamico vittima dei raid che da sei giorni infuriano sulla Striscia di Gaza. Rayyan teneva le sue prediche nella 'moschea dei martiri' del campo profughi di Jabalya, era molto legato alle Brigate Ezzedine al Qassam e curava i rapporti tra l'organizzazione e il suo braccio armato.
Docente dell'Università islamica di Gaza, Rayyan aveva spesso incitato i suoi studenti a compiere missioni suicide e partecipato lui stesso a pattugliamenti al fianco delle milizie di Hamas. Nell'ottobre del 2001 inviò il figlio in missione suicida a Gaza. Due coloni israeliani furono uccisi nell'attacco.
"Lo sceicco con il kalashnikov", come lo ha definito la tv israeliana, aveva vissuto in particolare giorni "di gloria" nel luglio 2007 quando, con un colpo di mano di quattro giorni, Hamas espulse al-Fatah da Gaza.
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Da Repubblica 01/01/2009 [leggi tutto]
Il ministro degli Esteri israeliano ha respinto la proposta francese
"L'esercito sa distinguere tra i militanti di Hamas e i civili"
Livni a Sarkozy: "Niente tregua
A Gaza non c'è crisi umanitaria"
"Non abbiamo intenzione di occupare la Striscia, ma se ci sarà bisogno di inviare
le truppe da terra, lo faremo". Lunedì il presidente francese in Medio Oriente
PARIGI - "Nessuna tregua perché a Gaza non c'è crisi umanitaria". Tzipi Livni arriva a Parigi per spiegare che la guerra va avanti. "La situazione umanitaria a Gaza è sotto controllo" ha ribadito il ministro degli Esteri israeliano al presidente Nicolas Sarkozy. "L'esercito distingue la guerra al terrorismo, contro Hamas, dalla popolazione civile". L'offensiva nella Striscia, arrivata al sesto giorno, non si ferma. "Cesserà solo quando sarà il momento" ha precisato il ministro.
Sorridente, completo bianco e girocollo nero, la donna che in questi giorni viene indicata come il vero "falco" del governo, è venuta per illustrare le condizioni di Israele. Al ministro degli Esteri Bernard Kouchner, con cui ha pranzato al Quai d'Orsay, ha chiarito che la proposta Ue di una tregua umanitaria era "irricevibile": i famosi due giorni di stop ai bombardamenti sarebbero stati considerati di fatto come un successo diplomatico di Hamas. "La tregua deve essere durevole" ha aggiunto.
Ma la strada della diplomazia non è chiusa, ha detto Livni che nel pomeriggio si è intrattenuta quasi un'ora all'Eliseo con Sarkozy. "Se ci sarà bisogno di inviare forze di terra lo faremo, ma non abbiamo nessuna intenzione di rioccupare Gaza, è esattamente il contrario di quello che vogliamo".
Su Hamas, Livni ha ripetuto che "nessuno dialogo è possibile con questa organizzazione terroristica". Poi ha precisato: "L'offensiva non ha l'obiettivo di imporre un cambio di regime. L'obiettivo è vivere in pace anche se è evidente che fino a quando ci sarà Hamas a Gaza le possibilità della pace saranno molto basse".
Sorridente, completo bianco e girocollo nero, la donna che in questi giorni viene indicata come il vero "falco" del governo, è venuta per illustrare le condizioni di Israele. Al ministro degli Esteri Bernard Kouchner, con cui ha pranzato al Quai d'Orsay, ha chiarito che la proposta Ue di una tregua umanitaria era "irricevibile": i famosi due giorni di stop ai bombardamenti sarebbero stati considerati di fatto come un successo diplomatico di Hamas. "La tregua deve essere durevole" ha aggiunto.
Ma la strada della diplomazia non è chiusa, ha detto Livni che nel pomeriggio si è intrattenuta quasi un'ora all'Eliseo con Sarkozy. "Se ci sarà bisogno di inviare forze di terra lo faremo, ma non abbiamo nessuna intenzione di rioccupare Gaza, è esattamente il contrario di quello che vogliamo".
Su Hamas, Livni ha ripetuto che "nessuno dialogo è possibile con questa organizzazione terroristica". Poi ha precisato: "L'offensiva non ha l'obiettivo di imporre un cambio di regime. L'obiettivo è vivere in pace anche se è evidente che fino a quando ci sarà Hamas a Gaza le possibilità della pace saranno molto basse".
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Da Repubblica, 02/01/2009 [leggi tutto]
Parla lo scrittore di Gerusalemme: "Bisogna isolare Hamas, non colpire la gente"
"Se si impegnano a rispettare il cessate il fuoco, con l'invio di una forza di pace, si accetti la tregua"
Yehoshua: "Non avevamo scelta
ma ora Israele deve fermarsi"
GERUSALEMME - Da giorni Abraham Yehoshua guarda a quello che accade nella Striscia di Gaza con angoscia. "Non avevamo altra scelta", ripete dall'inizio lo scrittore israeliano a chi lo interroga. Non ha cambiato idea neanche ora che il numero delle vittime palestinesi ha raggiunto quota 400. "Ma - dice - se Hamas accetterà le condizioni per la tregua è il momento che Israele si fermi: i palestinesi saranno sempre i nostri vicini. E tempo di tornare a parlare: non in nome di Hamas ma della gente di Gaza".
Signor Yehoshua, come si esce da questo muro contro muro? "Applicando a Gaza lo stesso modello del Libano. Se Hamas accetta di sospendere i lanci di razzi, si impegna a rispettare il cessate il fuoco e la comunità internazionale è pronta a mandare una forza che vigili sulla tregua e a farsi garante per una serie di condizioni che allevino la sofferenza di chi vive a Gaza, allora Israele deve accettare la tregua".
Crede che basterà una tregua a riportare la calma? I morti e le bombe non hanno già incrinato il già difficile rapporto fra gli israeliani e i palestinesi e fra gli arabi israeliani e il resto del paese? "Gli arabi israeliani sono rimasti relativamente calmi. E i palestinesi di Cisgiordania secondo me in cuor loro sono felici per quello che sta accadendo ad Hamas. Soffrono per i loro fratelli di Gaza, ma non per Hamas. I palestinesi di Cisgiordania ricordano cosa è successo quando Hamas ha attaccato Fatah. Hamas vede i civili soffrire ma non chiede il cessate il fuoco, è un'organizzazione dotata di un fanatismo religioso tale che non gli permette di fermarsi. Hamas non è sola, ascolta qualcun altro: l'Iran. Non agisce nell'interesse della sua gente, non parla più di come risolvere il problema palestinese. Parla la lingua del fanatismo".
Lei dice che Hamas ha superato la linea. Ma sia le Nazioni Unite che la Croce rossa internazionale accusano Israele di aver dimenticato la Convezione di Ginevra. Non crede che anche Israele abbia passato il limite? "Oggi come durante la guerra del 2006 in Libano non c'è una distinzione facile fra civili e combattenti. I missili sono nascosti nelle case dei civili. La maggior parte dei morti sono combattenti di Hamas: Israele sta provando a non fare vittime civili. Io sono contro l'azione di terra perché credo che porterebbe a un alto numero di vittime civili fra i palestinesi. Gli israeliani si preoccupano delle possibili vittime civili. Ma voglio ricordare che Hamas uccide solo civili israeliani".
Lei dice che Hamas ha superato la linea. Ma sia le Nazioni Unite che la Croce rossa internazionale accusano Israele di aver dimenticato la Convezione di Ginevra. Non crede che anche Israele abbia passato il limite? "Oggi come durante la guerra del 2006 in Libano non c'è una distinzione facile fra civili e combattenti. I missili sono nascosti nelle case dei civili. La maggior parte dei morti sono combattenti di Hamas: Israele sta provando a non fare vittime civili. Io sono contro l'azione di terra perché credo che porterebbe a un alto numero di vittime civili fra i palestinesi. Gli israeliani si preoccupano delle possibili vittime civili. Ma voglio ricordare che Hamas uccide solo civili israeliani".
Però da una parte ci sono 400 vittime e dall'altra quattro. "Io so che le sofferenze della gente di Gaza sono maggiori di quelle che stanno vivendo oggi gli israeliani del sud. Ma non possiamo fare il paragone solo in questi termini. Non è il forte esercito di Israele contro le primitive armi di Hamas. Hamas è pronta a far soffrire la sua gente molto più di quanto Israele sia pronto a far soffrire i suoi cittadini. Pensiamo solo all'elemento suicida: lottare contro i terroristi suicidi è molto più difficile che combattere contro una società che ha scrupoli e si preoccupa dei civili. Ma ora, se Hamas garantisce che rispetterà la tregua, è tempo di fermarci: nessuno nel governo israeliano pensa davvero di poter rovesciare Hamas. E ci sono più di un milione di persone che soffrono. Se si fermeranno avremmo raggiunto l'obiettivo".
Non crede che la tregua potrebbe essere violata in tempi brevi? "Io non credo. Se garantiremo l'accesso a Gaza e la comunità internazionale vigilerà sulla tregua alla fine di questa offensiva ci saranno condizioni migliori da entrambi i lati del confine. Basta razzi. E basta isolamento: i lavoratori palestinesi potrebbero tornare in Israele, potremmo tornare a cooperare, come in passato. Non in nome di Hamas, ma in non nome della gente di Gaza. E se violassero ancora la tregua, sanno cosa farebbe Israele".
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Da Repubblica, 03/01/2009 [leggi tutto]
L'invasione via terra preceduta dai colpi dell'artiglieria
Colpita una moschea, almeno sedici morti. "Era usata come base"
Truppe a Gaza, scontri a fuoco
"L'offensiva durerà molti giorni"
L'esercito: "Vogliamo ripulire le zone da cui partono i missili"
Uccisi altri due leader di Hamas, che annuncia resistenza
GERUSALEMME - Dopo otto giorni di bombardamenti aerei e uno di martellamento con l'artiglieria pesante che ha causato nuove stragi di civili a Gaza, l'operazione "Piombo fuso" passa alla seconda fase. Intorno alle 20 (ora locale) è iniziato l'attacco di terra. I carri armati di Israele hanno varcato il confine e sono penetrati nella Striscia da due località a nord, nei pressi di Beit Lahiya: proprio dove nel pomeriggio è stata colpita una moschea piena di fedeli, con 16 morti e decine di feriti.
Le truppe dell'Idf avanzano appoggiate da elicotteri d'attacco. Subito scontri con i miliziani palestinesi che cercano di rispondere con i mortai. Sul confine sono schierati almeno diecimila uomini; Israele ha già iniziato a richiamare migliaia di riservisti per rafforzare la sua disponibilità di truppe e dichiarato lo stato d'allerta nel Nord del Paese. "L'offensiva durerà molti giorni" dicono i militari di Tel Aviv "vogliamo ripulire le zone da cui partono i missili contro la popolazione civile israeliana. Non sarà una gita scolastica". Hamas ha risposto che replicherà combattendo: "Israele pagherà cara questa scelta. Abbiamo già ucciso militari israeliani". Fonti mediche palestinesi hanno fatto sapere che la prima vittima delle truppe di terra israeliana è stato un bambino.
L'artiglieria di Tsahal si è rivelata distruttiva quanto gli aerei che hanno già fatto circa 450 morti. Nel pomeriggio, alcuni proiettili di cannone si sono abbattuti sulla moschea di Behit Lahya, nel nord della Striscia: almeno 16 i morti e decine i feriti. Per Israele, il luogo sacro era in realtà un deposito militare, per i palestinesi si tratta di un nuovo, terribile "massacro di civili. Una vera e propria strage con diversi bambini tra le vittime".
Altri due leader di Hamas sono morti oggi. Nel pomeriggio è stato ucciso il comandante Mohammed Maaruf, colpito mentre viaggiava su un'auto a Khan Yunis. Questa mattina era stato ammazzato Abu Zakaria al-Jamal, importante leader dell'ala militare di Hamas, le Brigate al Qassam.
Le truppe dell'Idf avanzano appoggiate da elicotteri d'attacco. Subito scontri con i miliziani palestinesi che cercano di rispondere con i mortai. Sul confine sono schierati almeno diecimila uomini; Israele ha già iniziato a richiamare migliaia di riservisti per rafforzare la sua disponibilità di truppe e dichiarato lo stato d'allerta nel Nord del Paese. "L'offensiva durerà molti giorni" dicono i militari di Tel Aviv "vogliamo ripulire le zone da cui partono i missili contro la popolazione civile israeliana. Non sarà una gita scolastica". Hamas ha risposto che replicherà combattendo: "Israele pagherà cara questa scelta. Abbiamo già ucciso militari israeliani". Fonti mediche palestinesi hanno fatto sapere che la prima vittima delle truppe di terra israeliana è stato un bambino.
L'artiglieria di Tsahal si è rivelata distruttiva quanto gli aerei che hanno già fatto circa 450 morti. Nel pomeriggio, alcuni proiettili di cannone si sono abbattuti sulla moschea di Behit Lahya, nel nord della Striscia: almeno 16 i morti e decine i feriti. Per Israele, il luogo sacro era in realtà un deposito militare, per i palestinesi si tratta di un nuovo, terribile "massacro di civili. Una vera e propria strage con diversi bambini tra le vittime".
Altri due leader di Hamas sono morti oggi. Nel pomeriggio è stato ucciso il comandante Mohammed Maaruf, colpito mentre viaggiava su un'auto a Khan Yunis. Questa mattina era stato ammazzato Abu Zakaria al-Jamal, importante leader dell'ala militare di Hamas, le Brigate al Qassam.