Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un interessante articolo della giornalista Amira Hass, illustre firma di Internazionale e del quotidiani israeliano Ha'aretz
Ultimamente tra gli attivisti di Mahsom watch (l'associazione che si occupa di monitorare i posti di blocco tra Israele e i Territori) gira la seguente lettera:
"Alcuni soldati che hanno seguito un corso di addestramento con mio figlio gli hanno raccontato com'è difficile per loro sopportare l'aggressività e la faziosità delle attiviste di Mahsom watch. Queste donne si preoccupano solo dei palestinesi e non pensano alla difficile situazione in cui si trovano i soldati israeliani. Molti militari, cresciuti in famiglie progressiste, durante la leva si trovano a dover affrontare da una parte finte donne incinte con la pancia imbottita di esplosivi e ambulanze che trasportano terroristi camuffati da feriti, dall'altra una popolazione stremata, che paga un prezzo altissimo al terrore. Apprezzo Mahsom watch, ma credo che sia importante capire che dietro ogni divisa c'è un ragazzo, esposto alle manipolazioni dei palestinesi, alla crudeltà dei coloni e agli ordini dei superiori. Questi soldati conoscono bene le persone che in passato hanno già cercato di ingannarli, sono già stati insultati dai palestinesi e colpiti dalle loro pietre. Sono giovani e la loro pazienza non è infinita. Quando aiutate i palestinesi ricordate che i soldati che avete davanti non tornano a casa da settimane, sono consumati dal desiderio delle loro ragazze, delle famiglie, di una vita normale: per loro è difficile accettare che qualcuno si preoccupi solo di chi è dall'altra parte. Il fatto che li trattiate come nemici li ferisce".C'è bisogno di commentare? Questa lettera potrebbe essere studiata in un corso di storia del colonialismo. O di sociologia, per parlare di collaborazionismo. I sentimenti materni di questa donna – che sostiene di essere "di sinistra" – si identificano con la versione ufficiale della realtà, che ha cancellato l'occupazione e considera il terrorismo la causa di tutti i problemi.
La sua identificazione con il soldato rende cieca questa donna di fronte all'oppressione che i militari esercitano ogni giorno sulla popolazione civile.
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