venerdì 29 agosto 2008

storie di tristezza infinita

mi fa veramente pena questa donna.

Parla la mamma che si è gettata dalla finestra col figlio di 4 mesi
«Non volevo uccidere il mio bimbo»

L'autoaccusa: «Sono caduta miseramente. In ospedale mi disprezzavano: li comprendo». «A Milano la coca si trova ovunque»

«Pensavo di essere una buona madre. Dalla vita, ho avuto tutto. Tutto. Ma la cocaina è un demonio. E io sono caduta miseramente». Le dita scivolano lungo il braccio sinistro, si fermano un attimo sul cerotto bianco che le blocca la flebo, si avvicinano alla ferita che segna il gomito. Giorgia, 31 anni, la madre che lunedì notte s'è gettata con il figlio di 4 mesi dal primo piano della sua casa di via San Gregorio, è ricoverata al primo piano dell'ospedale, reparto di Fisiatria, stanza 27. La pelle abbronzata, ricordo dell'ultima vacanza. I capelli castani raccolti da un nastro bianco. Sul comodino non ci sono fiori: soltanto due bottiglie da mezzo litro d'acqua naturale, un pacchetto di fazzoletti e il cellulare (in mezz'ora non suonerà mai). Lei ha il bacino fratturato, per due mesi non potrà muovere la schiena.
Giorgia, perché quel volo dalla finestra?
«Volevo saltare giù e scappare. Non volevo ammazzare né me, né il mio bambino. Anzi, pensavo che qualcuno volesse ucciderlo».
E invece?
«Invece ero piena di coca. E l'ho quasi ammazzato».
Secondo il giudice, ha cercato di salvarlo. La polizia ha parlato di un coca-party.
«Avevamo "tirato" prima di cena. Poi ne avevamo comprata altra. Non finivamo più».
Ma c'era il suo bambino: non ci ha mai pensato?
«Prima non ci pensavo. Poi durante la gravidanza mi ero fermata. Ci sono ricascata».
Il mondo della moda, dove lei lavora. La Milano-bene, una vita agiata...
«Il mio lavoro non c'entra. Non c'entra nemmeno essere ricchi. Oggi la coca la trovi dappertutto. Tira il tassista, il netturbino, tira chiunque, qui a Milano».
Si è mai domandata — una ragazza come lei, bella, con un'occupazione, con tanti affetti, amici — perché è diventata prigioniera della droga?
«Una famiglia stupenda, un bambino fantastico, lo sa che c'è gente che mi invidia? Sì, la vita mi ha dato tutto. Mi chiedo, adesso: ne valeva la pena?».
E quale risposta s'è data?
«Sono caduta miseramente. Dopo il parto è ripresa la vita di sempre, gli amici, i locali. È la notte che ti frega. Ci ricaschi. La coca la trovi sempre, te la offrono. Tu, la compri. La prendi e subito ti senti libera: di parlare, di decidere. Ma la cocaina è il demonio dei nostri tempi. È un tumore che ti mangia dentro. Qui in ospedale, appena ricoverata guardavo i medici e gli infermieri: mi disprezzavano. Li comprendo».
Il Tribunale le ha tolto il figlio, adesso ricoverato con una clavicola rotta.
«Mi manca toccarlo, sentire il suo odore. Riaverlo? Giuro che farò tutto il possibile. Sarà un percorso lungo, con il mio compagno. Quello che ho, adesso me lo merito».
E la cocaina?
«Basta. Serve più severità. A Milano tutto è accettato. Bisogna prendere tutti gli spacciatori e buttare la chiave. La cocaina sta distruggendo la mia generazione, cos'altro ancora accadrà? Domani saremo tutti degli assassini, che ammazzeranno gli altri e loro stessi?».

giovedì 28 agosto 2008

il Paese dove non succede niente

In questi giorni non si sta discutendo proprio di niente.
Vorrei scrivere qualcosa su questo blog ma non succede niente.
C'è la convention americana, dove tutto è andato liscio come l'olio e la Clinton ha fatto pure pace con Obama.
Poi c'è ancora l'emergenza sicurezza... fatti criminosi di una violenza inaudita succedono ancora nonostante i granatieri nelle piazze (non l'avremmo mai detto).
Dell'economia italiana non si sa niente: c'è una crisi mondiale e qui siamo ancora in ballo a leggere i libri di Tremonti.
Il Partito Democratico sta iniziando le sue feste democratiche. Non ci sarà neanche il comizio conclusivo tanto non hanno più un cavolo di niente da dire.
Ci sarebbe da parlare forse del federalismo... che trova il PD d'accordo con la Lega e con AN. Ma com'è possibile? Ma non ho neanche più la forza di famele certe domande.
Ah ecco c'è Fini che ha fatto il bagno dove era vietato. Eh eh... questa è una cosa grave. Oddio, in effetti pensando al personaggio mi vengono in mente circa un 150 cose più gravi che ha fatto nella sua lunga carriera politia (vedi Genova 2001).
Che altro?
Sul sito di Sinistra Democratica il nostro coordinatore si è lanciato in un avvincente dibattito sull'intitolazione di un aeroporto in un paese a me ignoto.

Insomma non saprei proprio di cosa parlare. In questo Paese non sta proprio succedendo niente. Alla fine forse è meglio così.

giovedì 21 agosto 2008

mai sopportato i secchioni che non fanno copiare!

Credo che il Ministro con il quale mi sono trovata più in disaccordo, durante il Governo Prodi, sia stato Fioroni. Oltre alla totale antipatia dell'uomo credo che avesse impostato in modo totalmente errato la sua politica nei confronti di una scuola italiana che ha veramente bisogno di un sostegno.
Poi non mi è piaciuto quel modo paternalista un po' bacchettone di rivolgersi al mondo degli studenti, non dimostrando quella serietà vera che invece occorreva.
Non severità, ma serietà.
Sono stati reintrodotti gli esami a settembre. Potrei anche essere d'accordo ma ho scoperto che i corsi di recupero in molte scuole sono stati una totale farsa. Non sono in pratica stati dati ai ragazzi gli strumenti per recuperare. Così si torna alla scuola classista e discriminatoria.
E come colpo di grazia vi segnalo questo articolo apparso su Repubblica che rende evidente come in Italia siamo ancora ai tempi della pietra:
L'esperimento in una scuola australiana: "Ormai il problemanon è copiare ma scegliere le fonti giuste"
"Sì al web e a una telefonata
Cambia il compito in classe"
di MARCO STEFANINI
[...] Il Presbyterian Ladies' College permette alle proprie alunne di usare il cellulare durante i compiti in classe, e di potersi rivolgere ad un amico o un parente per risolvere un determinato test. Non solo: si può persino fare ricorso a internet, alla ricerca della risposta giusta. Quello adottato dalla scuola australiana è un programma educativo sperimentale che, per adesso, interessa solamente le classi di inglese, e in particolare le alunne che sono al nono anno di studi. "Ma già entro la fine dell'anno potrebbe essere esteso alle altre materie", promettono dalla scuola, che ospita circa 1300 allieve. Una decisione che vuole ribaltare radicalmente la concezione che si ha, oggi, di chi ha copiato dal vicino di banco o ha usato qualche foglietto per trovare la risposta giusta. Così, mentre uno studio americano ha appena riabilitato i secchioni, sostenendo che "chi non copia ha più personalità", questo college incoraggia i suoi alunni ad utilizzare tutti i mezzi in loro possesso per risolvere un compito.
"Nella loro vita professionale - spiega Dierdre Coleman, l'insegnante di inglese responsabile del progetto - queste ragazze non si troveranno mai nella condizione di dover memorizzare troppi concetti. Quello che si troveranno a fare, è dover accedere rapidamente alle informazioni e selezionarle sulla base della loro autorevolezza".

Unica condizione posta dagli insegnanti di inglese all'utilizzo di internet è che si citi sempre la fonte da cui si è presa una determinata frase. "Penso che per preparare le nostre alunne al meglio al mondo adulto, sia arrivato il momento di cambiare il nostro approccio al concetto di 'copiare'", sottolinea ancora Coleman. Prensky propone anche di sostituire la definizione di "copiare" con una assai più elaborata: "Utilizzare gli strumenti a nostra disposizione per far sì che il mondo entri a far parte delle nostre conoscenze di base".

martedì 12 agosto 2008

L'emergenza sicurezza

Non ne posso veramente più di questa storia dell'emergenza sicurezza.
Sono pentita di non aver votato contro in Consiglio Comunale o in Giunta a tutte le misure sicurezza che mi sono trovata di fronte in questi anni. Perchè anche nei piccoli paesi non ci si risparmia quando si può cavalcare l'onda della mitica "emergenza sicurezza".
E' vero viviamo in un'epoca profondamente insicura: non sono mai sicuri i posti di lavoro, non è sicuro vivere in una regione del sud, non è sicuro andare a lavorare visto il numero di incidenti sul lavoro e soprattutto non è sicuro avere un marito. Questa è la sicurezza di cui vorrei parlare e invece...
Sindaci sceriffi e granatieri (non sto scherzando) nelle città. Ha ragione Famiglia Cristiana, stiamo diventando come l'Angola, ma possibile debba venire da Famiglia Cristiana l'appello affichè il Governo:
"la smetta di giocare ai soldatini e risponda della grave situazione economica in cui versa il paese"
Noi di sinistra dove siamo su questa cosa. Ve lo dico io: siamo nei consigli comunali a votare per installare gli impianti di videosorveglianza.
Ravviso due ordini di problemi in questa faccenda: il primo riguarda l'opportunità di fornire ai Sindaci competenza in materia di pubblica sicurezza e il secondo l'invio dell'esercito, come appunto nei paesi del terzo mondo, a presidiare le strade e l'ordine pubblico.
Rispetto al primo punto c'è poco da dire: i Sindaci hanno ormai poteri in qualunque campo senza avere alcuna capacità per gestirli. I Sindaci sono dei politici e in quanto tali debbono avere un ruolo di indirizzo, non certo di attiva gestione in un campo come quello dell'ordine pubblico.
Siamo il paese d'europa con più persone impiegate nel settore dell'ordine pubblico (in proporzione) e non mi stanco mai di ripetere che le nostre forze dell'ordine fanno un buon lavoro soprattutto laddove si trovano a fronteggiare, lasciati spesso soli, la criminalità organizzata (questa si che andrebbe combattuta senza esclusione di colpi). E' alta la percentuale di reati che vengono puniti. Certo anche la polizia soffre i problemi che si trova a fronteggiare tutta la pubblica amministrazione alle prese con tagli indiscriminati e la mancanza totale di investimenti.
Servono proprio i granatieri?
E poi mi viene una domanda ma questi 2.000 soldati cosa facevano prima di essere mandati a sventare scippi e taccheggi? In che tipo di addestramento erano stati investiti soldi pubblici? Pensavo che l'Esercito fosse affaccendato in questioni internazionali e scopro che invece avevamo 2.000 soldati che avanzavano.
Sta già succedendo che qualcuno si faccia prendere la mano e tutti presi dalla foga securitaria succedono episodi drammatici e disumani come la vicenda della prostituta lasciata nuda in una cella di sicurezza a Parma. Faccio mie le parole di Carla Corso, leader storica delle prostitute: "E’ una indesiderata, un’emarginata, una donna che forse è vittima di una tratta e che cerca di vivere o sopravvivere con il proprio corpo. E questo, in una Italia sempre più intollerante, è diventata una colpa. Essere poveri sta diventando un crimine (ndr.: vedi richieste di certi livelli di reddito per poter ottenere la residenza in certi comuni) e in questa fascia di nuovi perseguitati i più deboli sono gli immigrati e le donne… I sindaci-sceriffo stanno cavalcando il tema della prostituzione ottenendo come unico effetto quello di criminalizzare chi avrebbe bisogno di protezione”.
Mi sembra molto interessante l'accostamento fatto dalla Corso tra donne e immigrati perchè l'altra vittima di tutto questo sono gli immigrati. All'estero già l'Italia è descritta come Paese xenofobo, così mi capita di sentire la storia della figlia di un diplomatico ungherese nata in Romania che esprime paura per il fatto di "dover" venire in Italia a trovare degli amici: "Mi concederanno il visto?". E poi le insopportabili misure contro i ROM che ricordano il 1938 delle leggi raziali.
Siamo veramente sicuri che sia questa l'Italia più sicura che volevamo.

mercoledì 6 agosto 2008

Saltano i fondi per l'epidurale!!!

Il decreto del 23 aprile scorso, che stabiliva una nuova lista di cure gratuite, è stato revocato dal governo a causa della mancanza di copertura economica. Diverse prestazioni denominate ‘LEA’ (livelli essenziali di assistenza) sono ora fortemente a rischio. Tra queste il parto epidurale (più note come ‘parto indolore’), già scarsamente praticato nella penisole: solo il 4% delle partorienti vi ricorre, contro una media europea decisamente più alta.


Nel disastro generale che sta combinando il Governo Berlusconi che attua inesorabilmente il suo progetto di distruzione dei servizi pubblici in favore di un welfare sempre più privato, mi colpisce molto come donna questa notizia.

Alle donne italiane viene di fatto detto che il "parto indolore" non è un diritto ma semmai un lusso. Questa affermazione è molto grave e noi donne dovremmo imparare di nuovo ad indignarci: è qualcosa di paragonabile alla giustificazione di uno stupro.

Ancora una volta, dopo l'orrenda legge sulla procreazione assistita, le destre esemplificano la loro concezione del corpo della donna. Un'idea che non ha eguali in Europa.

Mentre la Spagna fa passi da gigante in materia di diritti delle donne e di elaborazione di una vera cultura di genere, in Italia la politica maschile e maschilista non si smentisce.

L'epidurale è un nodo cruciale ed era stato importante inserirla nei LEA, soprattutto per quello che rappresenta, ovvero la possibilità per le donne italiane di essere finalmente considerate come persone "anche quando sono in gravidanza" e non come dei contenitori di bambini, che anche quando sono due cellule, vengono considerati più importanti delle mamme che li accolgono.

Perchè tante donne, compresa la sottoscritta, attendono così a lungo prima di avere il primo figlio?

Principalmente perchè una donna italiana, spesso, decidendo di avere un figlio, accetta (inconsciamente) di annullare se stessa e, in questo annullamento, sa che spesso si troverà da sola. Sto facendo un discorso molto serio.

La legge sulla procreazione assistita ammette che la salute della donna sia una questione secondaria rispetto all'obbligo di impiantare tutti gli embrioni fecondati. Bombardamenti ormonali, interventi invasivi sembrano non preoccupare gli uomini che fanno le leggi nel nostro paese. E poi arriva la gravidanza che già di per sé è un'impresa titanica per le molte donne precarie che devono lavorare fino all'ultimo, ma anche per le altre che si trovano di fronte medici che spesso non sono in grado di ascoltare le preoccupazioni, spesso fondate, che alcune future mamme avrebbero voglia di condividere con qualcuno.

Un medico molto in gamba mi disse un giorno: "Una donna conosce il suo corpo. Se dice che c'è qualcosa che non va, il 99% delle volte ci azzecca. sono le donne a fare per prime le diagnosi più esatte su loro stesse". Peccato che le donne incinte vengono schedate come "instabili psicopatiche che si preoccupano per ogni cazzata". Quella storiella delle "voglie" poi è l'esemplificazione comica di una concezione terribile che la società ha della donna in dolce attesa: una pazza.

Il parto in Italia, come dicevo, è assimilabile a una violenza sessuale che, peraltro le donne sopportano pazientemente, come un tempo (e certe volte anche oggi) si sopportavano le violenze domestiche.

Invece no, non deve essere così, la maternità è un diritto e deve essere un momento di realizzazione per una donna e il parto un momento di affettività.

Il corpo della donna viene violato e soprattutto, le donne non vengono ascoltate, ma considerate come le "isteriche" di inizio novecento, che venivano bollate come pazze solo perchè avvertivano quel male di vivere che ha ispirato importanti settori della cultura europea (Mallarmé, Beaudelaire, Klimt...). La donna al momento del parto diventa un'imbecille, completamente irrazionale e dunque, nella cultura maschile dominante, incapace di prendere decisioni o non degna delle precauzioni che spetterebbero a ogni persona dolorante (epidurale solo se l'anestesista non ha proprio niente da fare, niente anestesia per mettere i punti, travaglio costrette in un'armatura di fili ed elettrodi).

Superato il momento del parto arriva la parte veramente difficile: quella di una sofferenza non fisica ma psicologica. Nato il bambino, ormai la mamma non è più degna di alcuna attenzione. Spesso è pesantissima, anche se celata, la solitudine che provano molte neomamme che si ritrovano tutto il giorno a casa con un bimbo che ha bisogno di cure che però non sa chiedere, che non comunica, spesso non aiutate in nessun modo da mariti che, dicono le statistiche, ritengono la famiglia "un affare da donne" ancora oggi, soprattutto nelle regioni del sud e spesso sono costretti dal precariato a giornate di lavoro molto lunghe. Di queste donne nessuno si occupa e spesso sono nascoste all'interno delle loro famiglie-gabbia e si porteranno dietro un malessere per lungo tempo.


Forse noi giovani, dovremmo riprendere gli studi delle femministe degli anni settanta, anch'esse bollate dalla storia come "pazze isteriche".
Il nostro corpo è nostro ma anche noi donne non ci crediamo fino in fondo.


Inoltre, a tutta questa questione si ne intreccia un'altra connessa al classismo e alle disuguaglianze sociali sulle quali poggia la società italiana. Si sta creando un sistema per cui chi ha i soldi, può comunque comprarsi dei dirittti, per gli altri ci sono livelli minimi di assistenza e l'impossibilità di rivendicare altro.
E questa forse è una considerazione più generale che potrebbe far interessare anche gli uomini alla faccenda, perchè altrimenti dobbiamo saperlo che tocca a noi donne dare battaglia su questi temi.

lunedì 4 agosto 2008

ECOSY e...

L'ECOSY è l'organizzazione giovanile del Partito dei Socialisti Europei e ogni due anni organizza un campeggio con più di 2000 giovani provenienti da tutta Europa, che si incontrano per discutere e fornire un contributo politico dal mondo giovanile al PSE. Quest'anno, il campeggio al quale ho partecipato si è tenuto a Carpentras (Francia) ed è stato un interessante momento di scambio e confronto sui temi del socialismo europeo.

I giovani di Sinistra Democratica erano quasi una trentina, eppure abbiamo dovuto partecipare come ospiti visto che, forse non tutti sanno, Sinistra Democratica non fa formalmente parte del PSE. C'erano invece, a pieno titolo, i giovani dell'ex Sinistra Giovanile, resuscitata in occasione del campeggio. Spiegare la situazione italiana agli stranieri era, a dir poco, un'impresa titanica.Come delegazione di Sinistra Democratica abbiamo fatto alcuni incontri e ne è emersa la necessità di avere maggiore chiarezza rispetto alla posizione del nostro movimento nei confronti del socialismo europeo. Mi sembra che nei discorsi di Fava e altri al congresso di Chianciano, questa chiarezza non ci sia ancora.

Non dimentichiamo che la battaglia congressuale nei DS, in seguito alla quale abbiamo abbandonato il percorso di formazione del PD, si è giocata in larga misura su questo importante tema. Inoltre mi sembra che il processo di unità a sinistra non possa, anche in relazione alla chiusura che viene dal congresso di Rifondazione, prescindere da un dialogo con il Partito Socialista. La mia opinione, inoltre, è che Sinistra Democratica debba costituirsi come un soggetto autonomo, dotato di una precisa identità, magari anche in forma di partito per avere un ruolo più attivo in un processo di unitarietà (di unità non è davvero più il caso di parlare) all'interno della sinistra.

La nostra casa è quella del socialismo europeo e l'idea di essere un movimento senza una vera anima per facilitare il processo di unità della sinistra si è rivelata fallimentare, sia da un punto di vista politico che meramente elettorale.Oggi c'è bisogno di Sinistra Democratica, più di ieri. Il congresso di Rifondazione si è chiuso con una posizione netta della quale dobbiamo prendere atto e non possiamo invitare Nichi Vendola alla chiusura della nostra festa nazionale per tenere viva una speranza che non c'è. Fare l'unità con chi ci sta, oltre ad essere una soluzione molto debole, non può significare raccogliere i cocci delle mozioni che sono risultate minoritarie nei vari congressi.

Ritengo che con le europee e le elezioni amministrative alle porte non ci sia tempo da perdere e Sinistra Democratica debba immediatamente mettere in campo un proprio progetto, fortemente legato al socialismo europeo, autonomo e in grado di confrontarsi con il PD, nell'ottica di ricostruire un'alleanza, non certo un'annessione. Rispetto alle amministrative poi, non mi piace per nulla la linea politica del "ogni territorio faccia un po' come crede". Occorre che a livello nazionale si faccia un discorso serio con il PD e solo se ci sono le condizioni politiche si facciano accordi a livello locale. Anche in questo vorrei che SD avesse una posizione più netta altrimenti saremo sempre delle banderuole che seguono il vento, incapaci di governare gli eventi.