mercoledì 6 agosto 2008

Saltano i fondi per l'epidurale!!!

Il decreto del 23 aprile scorso, che stabiliva una nuova lista di cure gratuite, è stato revocato dal governo a causa della mancanza di copertura economica. Diverse prestazioni denominate ‘LEA’ (livelli essenziali di assistenza) sono ora fortemente a rischio. Tra queste il parto epidurale (più note come ‘parto indolore’), già scarsamente praticato nella penisole: solo il 4% delle partorienti vi ricorre, contro una media europea decisamente più alta.


Nel disastro generale che sta combinando il Governo Berlusconi che attua inesorabilmente il suo progetto di distruzione dei servizi pubblici in favore di un welfare sempre più privato, mi colpisce molto come donna questa notizia.

Alle donne italiane viene di fatto detto che il "parto indolore" non è un diritto ma semmai un lusso. Questa affermazione è molto grave e noi donne dovremmo imparare di nuovo ad indignarci: è qualcosa di paragonabile alla giustificazione di uno stupro.

Ancora una volta, dopo l'orrenda legge sulla procreazione assistita, le destre esemplificano la loro concezione del corpo della donna. Un'idea che non ha eguali in Europa.

Mentre la Spagna fa passi da gigante in materia di diritti delle donne e di elaborazione di una vera cultura di genere, in Italia la politica maschile e maschilista non si smentisce.

L'epidurale è un nodo cruciale ed era stato importante inserirla nei LEA, soprattutto per quello che rappresenta, ovvero la possibilità per le donne italiane di essere finalmente considerate come persone "anche quando sono in gravidanza" e non come dei contenitori di bambini, che anche quando sono due cellule, vengono considerati più importanti delle mamme che li accolgono.

Perchè tante donne, compresa la sottoscritta, attendono così a lungo prima di avere il primo figlio?

Principalmente perchè una donna italiana, spesso, decidendo di avere un figlio, accetta (inconsciamente) di annullare se stessa e, in questo annullamento, sa che spesso si troverà da sola. Sto facendo un discorso molto serio.

La legge sulla procreazione assistita ammette che la salute della donna sia una questione secondaria rispetto all'obbligo di impiantare tutti gli embrioni fecondati. Bombardamenti ormonali, interventi invasivi sembrano non preoccupare gli uomini che fanno le leggi nel nostro paese. E poi arriva la gravidanza che già di per sé è un'impresa titanica per le molte donne precarie che devono lavorare fino all'ultimo, ma anche per le altre che si trovano di fronte medici che spesso non sono in grado di ascoltare le preoccupazioni, spesso fondate, che alcune future mamme avrebbero voglia di condividere con qualcuno.

Un medico molto in gamba mi disse un giorno: "Una donna conosce il suo corpo. Se dice che c'è qualcosa che non va, il 99% delle volte ci azzecca. sono le donne a fare per prime le diagnosi più esatte su loro stesse". Peccato che le donne incinte vengono schedate come "instabili psicopatiche che si preoccupano per ogni cazzata". Quella storiella delle "voglie" poi è l'esemplificazione comica di una concezione terribile che la società ha della donna in dolce attesa: una pazza.

Il parto in Italia, come dicevo, è assimilabile a una violenza sessuale che, peraltro le donne sopportano pazientemente, come un tempo (e certe volte anche oggi) si sopportavano le violenze domestiche.

Invece no, non deve essere così, la maternità è un diritto e deve essere un momento di realizzazione per una donna e il parto un momento di affettività.

Il corpo della donna viene violato e soprattutto, le donne non vengono ascoltate, ma considerate come le "isteriche" di inizio novecento, che venivano bollate come pazze solo perchè avvertivano quel male di vivere che ha ispirato importanti settori della cultura europea (Mallarmé, Beaudelaire, Klimt...). La donna al momento del parto diventa un'imbecille, completamente irrazionale e dunque, nella cultura maschile dominante, incapace di prendere decisioni o non degna delle precauzioni che spetterebbero a ogni persona dolorante (epidurale solo se l'anestesista non ha proprio niente da fare, niente anestesia per mettere i punti, travaglio costrette in un'armatura di fili ed elettrodi).

Superato il momento del parto arriva la parte veramente difficile: quella di una sofferenza non fisica ma psicologica. Nato il bambino, ormai la mamma non è più degna di alcuna attenzione. Spesso è pesantissima, anche se celata, la solitudine che provano molte neomamme che si ritrovano tutto il giorno a casa con un bimbo che ha bisogno di cure che però non sa chiedere, che non comunica, spesso non aiutate in nessun modo da mariti che, dicono le statistiche, ritengono la famiglia "un affare da donne" ancora oggi, soprattutto nelle regioni del sud e spesso sono costretti dal precariato a giornate di lavoro molto lunghe. Di queste donne nessuno si occupa e spesso sono nascoste all'interno delle loro famiglie-gabbia e si porteranno dietro un malessere per lungo tempo.


Forse noi giovani, dovremmo riprendere gli studi delle femministe degli anni settanta, anch'esse bollate dalla storia come "pazze isteriche".
Il nostro corpo è nostro ma anche noi donne non ci crediamo fino in fondo.


Inoltre, a tutta questa questione si ne intreccia un'altra connessa al classismo e alle disuguaglianze sociali sulle quali poggia la società italiana. Si sta creando un sistema per cui chi ha i soldi, può comunque comprarsi dei dirittti, per gli altri ci sono livelli minimi di assistenza e l'impossibilità di rivendicare altro.
E questa forse è una considerazione più generale che potrebbe far interessare anche gli uomini alla faccenda, perchè altrimenti dobbiamo saperlo che tocca a noi donne dare battaglia su questi temi.

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