mi fa veramente pena questa donna.
Parla la mamma che si è gettata dalla finestra col figlio di 4 mesi
«Non volevo uccidere il mio bimbo»
L'autoaccusa: «Sono caduta miseramente. In ospedale mi disprezzavano: li comprendo». «A Milano la coca si trova ovunque»
«Pensavo di essere una buona madre. Dalla vita, ho avuto tutto. Tutto. Ma la cocaina è un demonio. E io sono caduta miseramente». Le dita scivolano lungo il braccio sinistro, si fermano un attimo sul cerotto bianco che le blocca la flebo, si avvicinano alla ferita che segna il gomito. Giorgia, 31 anni, la madre che lunedì notte s'è gettata con il figlio di 4 mesi dal primo piano della sua casa di via San Gregorio, è ricoverata al primo piano dell'ospedale, reparto di Fisiatria, stanza 27. La pelle abbronzata, ricordo dell'ultima vacanza. I capelli castani raccolti da un nastro bianco. Sul comodino non ci sono fiori: soltanto due bottiglie da mezzo litro d'acqua naturale, un pacchetto di fazzoletti e il cellulare (in mezz'ora non suonerà mai). Lei ha il bacino fratturato, per due mesi non potrà muovere la schiena.
Giorgia, perché quel volo dalla finestra?
«Volevo saltare giù e scappare. Non volevo ammazzare né me, né il mio bambino. Anzi, pensavo che qualcuno volesse ucciderlo».
E invece?
«Invece ero piena di coca. E l'ho quasi ammazzato».
Secondo il giudice, ha cercato di salvarlo. La polizia ha parlato di un coca-party.
«Avevamo "tirato" prima di cena. Poi ne avevamo comprata altra. Non finivamo più».
Ma c'era il suo bambino: non ci ha mai pensato?
«Prima non ci pensavo. Poi durante la gravidanza mi ero fermata. Ci sono ricascata».
Il mondo della moda, dove lei lavora. La Milano-bene, una vita agiata...
«Il mio lavoro non c'entra. Non c'entra nemmeno essere ricchi. Oggi la coca la trovi dappertutto. Tira il tassista, il netturbino, tira chiunque, qui a Milano».
Si è mai domandata — una ragazza come lei, bella, con un'occupazione, con tanti affetti, amici — perché è diventata prigioniera della droga?
«Una famiglia stupenda, un bambino fantastico, lo sa che c'è gente che mi invidia? Sì, la vita mi ha dato tutto. Mi chiedo, adesso: ne valeva la pena?».
E quale risposta s'è data?
«Sono caduta miseramente. Dopo il parto è ripresa la vita di sempre, gli amici, i locali. È la notte che ti frega. Ci ricaschi. La coca la trovi sempre, te la offrono. Tu, la compri. La prendi e subito ti senti libera: di parlare, di decidere. Ma la cocaina è il demonio dei nostri tempi. È un tumore che ti mangia dentro. Qui in ospedale, appena ricoverata guardavo i medici e gli infermieri: mi disprezzavano. Li comprendo».
Il Tribunale le ha tolto il figlio, adesso ricoverato con una clavicola rotta.
«Mi manca toccarlo, sentire il suo odore. Riaverlo? Giuro che farò tutto il possibile. Sarà un percorso lungo, con il mio compagno. Quello che ho, adesso me lo merito».
E la cocaina?
«Basta. Serve più severità. A Milano tutto è accettato. Bisogna prendere tutti gli spacciatori e buttare la chiave. La cocaina sta distruggendo la mia generazione, cos'altro ancora accadrà? Domani saremo tutti degli assassini, che ammazzeranno gli altri e loro stessi?».
venerdì 29 agosto 2008
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