mercoledì 24 settembre 2008

11 ottobre: manifestazione nazionale

Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un’Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l’emergenza è evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali enei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie ai migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.
Questa è la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria è solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l’hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il più grave è la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un’altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E’ una risposta che non può tardare ed è l’unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale epolitica. Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un’opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi:

  1. riprendere un’azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso. La scommessa è ridare prospettiva a un ruolo dell’Europa quale principaleprotagonista di una politica che metta la parola fine all’unilateralismo dell’amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all’occupazione in Iraq eAfghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;
  2. imporre su larga scala un’azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismoeconomico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli “omicidi bianchi” è necessario intensificare i controlli e imporre l’applicazione delle sanzionialle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;
  3. respingere l’attacco alla scuola pubblica, all’Università alla ricerca e alla cultura, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E’ una vera e propria demolizione attuata attraverso un’azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l’introduzione di processi di privatizzazione, e un’offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L’obiettivo della destra al governo è colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l’esercizio dei diritti di cittadinanza. L’affondo è costituito da un’ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà;
  4. rispondere con forza all’attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell’autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spaziopubblico e nelle scelte personali;
  5. sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere piena cittadinanza alle richieste dei movimenti Gay Lesbici Trans Queer per la pari dignità e l’uguaglianza dei diritti, e a quelle relative alla scelta del proprio destino biologico;
  6. sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni., prima fra tutti l’acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo è un’idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un’idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell’esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell’uso delle risorse e l’uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E’ fondamentale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico
  7. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.

Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un’opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese inaffanno. L’attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com’è da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all’attacco a cui è sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali).

Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell’offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un’opposizione politica e sociale che abbia l’ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi.

Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per “fare insieme”, al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.

Al tal fine proponiamo la convocazione per il 11 ottobre di un’iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un’iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento è contribuire all’avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.

venerdì 29 agosto 2008

storie di tristezza infinita

mi fa veramente pena questa donna.

Parla la mamma che si è gettata dalla finestra col figlio di 4 mesi
«Non volevo uccidere il mio bimbo»

L'autoaccusa: «Sono caduta miseramente. In ospedale mi disprezzavano: li comprendo». «A Milano la coca si trova ovunque»

«Pensavo di essere una buona madre. Dalla vita, ho avuto tutto. Tutto. Ma la cocaina è un demonio. E io sono caduta miseramente». Le dita scivolano lungo il braccio sinistro, si fermano un attimo sul cerotto bianco che le blocca la flebo, si avvicinano alla ferita che segna il gomito. Giorgia, 31 anni, la madre che lunedì notte s'è gettata con il figlio di 4 mesi dal primo piano della sua casa di via San Gregorio, è ricoverata al primo piano dell'ospedale, reparto di Fisiatria, stanza 27. La pelle abbronzata, ricordo dell'ultima vacanza. I capelli castani raccolti da un nastro bianco. Sul comodino non ci sono fiori: soltanto due bottiglie da mezzo litro d'acqua naturale, un pacchetto di fazzoletti e il cellulare (in mezz'ora non suonerà mai). Lei ha il bacino fratturato, per due mesi non potrà muovere la schiena.
Giorgia, perché quel volo dalla finestra?
«Volevo saltare giù e scappare. Non volevo ammazzare né me, né il mio bambino. Anzi, pensavo che qualcuno volesse ucciderlo».
E invece?
«Invece ero piena di coca. E l'ho quasi ammazzato».
Secondo il giudice, ha cercato di salvarlo. La polizia ha parlato di un coca-party.
«Avevamo "tirato" prima di cena. Poi ne avevamo comprata altra. Non finivamo più».
Ma c'era il suo bambino: non ci ha mai pensato?
«Prima non ci pensavo. Poi durante la gravidanza mi ero fermata. Ci sono ricascata».
Il mondo della moda, dove lei lavora. La Milano-bene, una vita agiata...
«Il mio lavoro non c'entra. Non c'entra nemmeno essere ricchi. Oggi la coca la trovi dappertutto. Tira il tassista, il netturbino, tira chiunque, qui a Milano».
Si è mai domandata — una ragazza come lei, bella, con un'occupazione, con tanti affetti, amici — perché è diventata prigioniera della droga?
«Una famiglia stupenda, un bambino fantastico, lo sa che c'è gente che mi invidia? Sì, la vita mi ha dato tutto. Mi chiedo, adesso: ne valeva la pena?».
E quale risposta s'è data?
«Sono caduta miseramente. Dopo il parto è ripresa la vita di sempre, gli amici, i locali. È la notte che ti frega. Ci ricaschi. La coca la trovi sempre, te la offrono. Tu, la compri. La prendi e subito ti senti libera: di parlare, di decidere. Ma la cocaina è il demonio dei nostri tempi. È un tumore che ti mangia dentro. Qui in ospedale, appena ricoverata guardavo i medici e gli infermieri: mi disprezzavano. Li comprendo».
Il Tribunale le ha tolto il figlio, adesso ricoverato con una clavicola rotta.
«Mi manca toccarlo, sentire il suo odore. Riaverlo? Giuro che farò tutto il possibile. Sarà un percorso lungo, con il mio compagno. Quello che ho, adesso me lo merito».
E la cocaina?
«Basta. Serve più severità. A Milano tutto è accettato. Bisogna prendere tutti gli spacciatori e buttare la chiave. La cocaina sta distruggendo la mia generazione, cos'altro ancora accadrà? Domani saremo tutti degli assassini, che ammazzeranno gli altri e loro stessi?».

giovedì 28 agosto 2008

il Paese dove non succede niente

In questi giorni non si sta discutendo proprio di niente.
Vorrei scrivere qualcosa su questo blog ma non succede niente.
C'è la convention americana, dove tutto è andato liscio come l'olio e la Clinton ha fatto pure pace con Obama.
Poi c'è ancora l'emergenza sicurezza... fatti criminosi di una violenza inaudita succedono ancora nonostante i granatieri nelle piazze (non l'avremmo mai detto).
Dell'economia italiana non si sa niente: c'è una crisi mondiale e qui siamo ancora in ballo a leggere i libri di Tremonti.
Il Partito Democratico sta iniziando le sue feste democratiche. Non ci sarà neanche il comizio conclusivo tanto non hanno più un cavolo di niente da dire.
Ci sarebbe da parlare forse del federalismo... che trova il PD d'accordo con la Lega e con AN. Ma com'è possibile? Ma non ho neanche più la forza di famele certe domande.
Ah ecco c'è Fini che ha fatto il bagno dove era vietato. Eh eh... questa è una cosa grave. Oddio, in effetti pensando al personaggio mi vengono in mente circa un 150 cose più gravi che ha fatto nella sua lunga carriera politia (vedi Genova 2001).
Che altro?
Sul sito di Sinistra Democratica il nostro coordinatore si è lanciato in un avvincente dibattito sull'intitolazione di un aeroporto in un paese a me ignoto.

Insomma non saprei proprio di cosa parlare. In questo Paese non sta proprio succedendo niente. Alla fine forse è meglio così.

giovedì 21 agosto 2008

mai sopportato i secchioni che non fanno copiare!

Credo che il Ministro con il quale mi sono trovata più in disaccordo, durante il Governo Prodi, sia stato Fioroni. Oltre alla totale antipatia dell'uomo credo che avesse impostato in modo totalmente errato la sua politica nei confronti di una scuola italiana che ha veramente bisogno di un sostegno.
Poi non mi è piaciuto quel modo paternalista un po' bacchettone di rivolgersi al mondo degli studenti, non dimostrando quella serietà vera che invece occorreva.
Non severità, ma serietà.
Sono stati reintrodotti gli esami a settembre. Potrei anche essere d'accordo ma ho scoperto che i corsi di recupero in molte scuole sono stati una totale farsa. Non sono in pratica stati dati ai ragazzi gli strumenti per recuperare. Così si torna alla scuola classista e discriminatoria.
E come colpo di grazia vi segnalo questo articolo apparso su Repubblica che rende evidente come in Italia siamo ancora ai tempi della pietra:
L'esperimento in una scuola australiana: "Ormai il problemanon è copiare ma scegliere le fonti giuste"
"Sì al web e a una telefonata
Cambia il compito in classe"
di MARCO STEFANINI
[...] Il Presbyterian Ladies' College permette alle proprie alunne di usare il cellulare durante i compiti in classe, e di potersi rivolgere ad un amico o un parente per risolvere un determinato test. Non solo: si può persino fare ricorso a internet, alla ricerca della risposta giusta. Quello adottato dalla scuola australiana è un programma educativo sperimentale che, per adesso, interessa solamente le classi di inglese, e in particolare le alunne che sono al nono anno di studi. "Ma già entro la fine dell'anno potrebbe essere esteso alle altre materie", promettono dalla scuola, che ospita circa 1300 allieve. Una decisione che vuole ribaltare radicalmente la concezione che si ha, oggi, di chi ha copiato dal vicino di banco o ha usato qualche foglietto per trovare la risposta giusta. Così, mentre uno studio americano ha appena riabilitato i secchioni, sostenendo che "chi non copia ha più personalità", questo college incoraggia i suoi alunni ad utilizzare tutti i mezzi in loro possesso per risolvere un compito.
"Nella loro vita professionale - spiega Dierdre Coleman, l'insegnante di inglese responsabile del progetto - queste ragazze non si troveranno mai nella condizione di dover memorizzare troppi concetti. Quello che si troveranno a fare, è dover accedere rapidamente alle informazioni e selezionarle sulla base della loro autorevolezza".

Unica condizione posta dagli insegnanti di inglese all'utilizzo di internet è che si citi sempre la fonte da cui si è presa una determinata frase. "Penso che per preparare le nostre alunne al meglio al mondo adulto, sia arrivato il momento di cambiare il nostro approccio al concetto di 'copiare'", sottolinea ancora Coleman. Prensky propone anche di sostituire la definizione di "copiare" con una assai più elaborata: "Utilizzare gli strumenti a nostra disposizione per far sì che il mondo entri a far parte delle nostre conoscenze di base".

martedì 12 agosto 2008

L'emergenza sicurezza

Non ne posso veramente più di questa storia dell'emergenza sicurezza.
Sono pentita di non aver votato contro in Consiglio Comunale o in Giunta a tutte le misure sicurezza che mi sono trovata di fronte in questi anni. Perchè anche nei piccoli paesi non ci si risparmia quando si può cavalcare l'onda della mitica "emergenza sicurezza".
E' vero viviamo in un'epoca profondamente insicura: non sono mai sicuri i posti di lavoro, non è sicuro vivere in una regione del sud, non è sicuro andare a lavorare visto il numero di incidenti sul lavoro e soprattutto non è sicuro avere un marito. Questa è la sicurezza di cui vorrei parlare e invece...
Sindaci sceriffi e granatieri (non sto scherzando) nelle città. Ha ragione Famiglia Cristiana, stiamo diventando come l'Angola, ma possibile debba venire da Famiglia Cristiana l'appello affichè il Governo:
"la smetta di giocare ai soldatini e risponda della grave situazione economica in cui versa il paese"
Noi di sinistra dove siamo su questa cosa. Ve lo dico io: siamo nei consigli comunali a votare per installare gli impianti di videosorveglianza.
Ravviso due ordini di problemi in questa faccenda: il primo riguarda l'opportunità di fornire ai Sindaci competenza in materia di pubblica sicurezza e il secondo l'invio dell'esercito, come appunto nei paesi del terzo mondo, a presidiare le strade e l'ordine pubblico.
Rispetto al primo punto c'è poco da dire: i Sindaci hanno ormai poteri in qualunque campo senza avere alcuna capacità per gestirli. I Sindaci sono dei politici e in quanto tali debbono avere un ruolo di indirizzo, non certo di attiva gestione in un campo come quello dell'ordine pubblico.
Siamo il paese d'europa con più persone impiegate nel settore dell'ordine pubblico (in proporzione) e non mi stanco mai di ripetere che le nostre forze dell'ordine fanno un buon lavoro soprattutto laddove si trovano a fronteggiare, lasciati spesso soli, la criminalità organizzata (questa si che andrebbe combattuta senza esclusione di colpi). E' alta la percentuale di reati che vengono puniti. Certo anche la polizia soffre i problemi che si trova a fronteggiare tutta la pubblica amministrazione alle prese con tagli indiscriminati e la mancanza totale di investimenti.
Servono proprio i granatieri?
E poi mi viene una domanda ma questi 2.000 soldati cosa facevano prima di essere mandati a sventare scippi e taccheggi? In che tipo di addestramento erano stati investiti soldi pubblici? Pensavo che l'Esercito fosse affaccendato in questioni internazionali e scopro che invece avevamo 2.000 soldati che avanzavano.
Sta già succedendo che qualcuno si faccia prendere la mano e tutti presi dalla foga securitaria succedono episodi drammatici e disumani come la vicenda della prostituta lasciata nuda in una cella di sicurezza a Parma. Faccio mie le parole di Carla Corso, leader storica delle prostitute: "E’ una indesiderata, un’emarginata, una donna che forse è vittima di una tratta e che cerca di vivere o sopravvivere con il proprio corpo. E questo, in una Italia sempre più intollerante, è diventata una colpa. Essere poveri sta diventando un crimine (ndr.: vedi richieste di certi livelli di reddito per poter ottenere la residenza in certi comuni) e in questa fascia di nuovi perseguitati i più deboli sono gli immigrati e le donne… I sindaci-sceriffo stanno cavalcando il tema della prostituzione ottenendo come unico effetto quello di criminalizzare chi avrebbe bisogno di protezione”.
Mi sembra molto interessante l'accostamento fatto dalla Corso tra donne e immigrati perchè l'altra vittima di tutto questo sono gli immigrati. All'estero già l'Italia è descritta come Paese xenofobo, così mi capita di sentire la storia della figlia di un diplomatico ungherese nata in Romania che esprime paura per il fatto di "dover" venire in Italia a trovare degli amici: "Mi concederanno il visto?". E poi le insopportabili misure contro i ROM che ricordano il 1938 delle leggi raziali.
Siamo veramente sicuri che sia questa l'Italia più sicura che volevamo.

mercoledì 6 agosto 2008

Saltano i fondi per l'epidurale!!!

Il decreto del 23 aprile scorso, che stabiliva una nuova lista di cure gratuite, è stato revocato dal governo a causa della mancanza di copertura economica. Diverse prestazioni denominate ‘LEA’ (livelli essenziali di assistenza) sono ora fortemente a rischio. Tra queste il parto epidurale (più note come ‘parto indolore’), già scarsamente praticato nella penisole: solo il 4% delle partorienti vi ricorre, contro una media europea decisamente più alta.


Nel disastro generale che sta combinando il Governo Berlusconi che attua inesorabilmente il suo progetto di distruzione dei servizi pubblici in favore di un welfare sempre più privato, mi colpisce molto come donna questa notizia.

Alle donne italiane viene di fatto detto che il "parto indolore" non è un diritto ma semmai un lusso. Questa affermazione è molto grave e noi donne dovremmo imparare di nuovo ad indignarci: è qualcosa di paragonabile alla giustificazione di uno stupro.

Ancora una volta, dopo l'orrenda legge sulla procreazione assistita, le destre esemplificano la loro concezione del corpo della donna. Un'idea che non ha eguali in Europa.

Mentre la Spagna fa passi da gigante in materia di diritti delle donne e di elaborazione di una vera cultura di genere, in Italia la politica maschile e maschilista non si smentisce.

L'epidurale è un nodo cruciale ed era stato importante inserirla nei LEA, soprattutto per quello che rappresenta, ovvero la possibilità per le donne italiane di essere finalmente considerate come persone "anche quando sono in gravidanza" e non come dei contenitori di bambini, che anche quando sono due cellule, vengono considerati più importanti delle mamme che li accolgono.

Perchè tante donne, compresa la sottoscritta, attendono così a lungo prima di avere il primo figlio?

Principalmente perchè una donna italiana, spesso, decidendo di avere un figlio, accetta (inconsciamente) di annullare se stessa e, in questo annullamento, sa che spesso si troverà da sola. Sto facendo un discorso molto serio.

La legge sulla procreazione assistita ammette che la salute della donna sia una questione secondaria rispetto all'obbligo di impiantare tutti gli embrioni fecondati. Bombardamenti ormonali, interventi invasivi sembrano non preoccupare gli uomini che fanno le leggi nel nostro paese. E poi arriva la gravidanza che già di per sé è un'impresa titanica per le molte donne precarie che devono lavorare fino all'ultimo, ma anche per le altre che si trovano di fronte medici che spesso non sono in grado di ascoltare le preoccupazioni, spesso fondate, che alcune future mamme avrebbero voglia di condividere con qualcuno.

Un medico molto in gamba mi disse un giorno: "Una donna conosce il suo corpo. Se dice che c'è qualcosa che non va, il 99% delle volte ci azzecca. sono le donne a fare per prime le diagnosi più esatte su loro stesse". Peccato che le donne incinte vengono schedate come "instabili psicopatiche che si preoccupano per ogni cazzata". Quella storiella delle "voglie" poi è l'esemplificazione comica di una concezione terribile che la società ha della donna in dolce attesa: una pazza.

Il parto in Italia, come dicevo, è assimilabile a una violenza sessuale che, peraltro le donne sopportano pazientemente, come un tempo (e certe volte anche oggi) si sopportavano le violenze domestiche.

Invece no, non deve essere così, la maternità è un diritto e deve essere un momento di realizzazione per una donna e il parto un momento di affettività.

Il corpo della donna viene violato e soprattutto, le donne non vengono ascoltate, ma considerate come le "isteriche" di inizio novecento, che venivano bollate come pazze solo perchè avvertivano quel male di vivere che ha ispirato importanti settori della cultura europea (Mallarmé, Beaudelaire, Klimt...). La donna al momento del parto diventa un'imbecille, completamente irrazionale e dunque, nella cultura maschile dominante, incapace di prendere decisioni o non degna delle precauzioni che spetterebbero a ogni persona dolorante (epidurale solo se l'anestesista non ha proprio niente da fare, niente anestesia per mettere i punti, travaglio costrette in un'armatura di fili ed elettrodi).

Superato il momento del parto arriva la parte veramente difficile: quella di una sofferenza non fisica ma psicologica. Nato il bambino, ormai la mamma non è più degna di alcuna attenzione. Spesso è pesantissima, anche se celata, la solitudine che provano molte neomamme che si ritrovano tutto il giorno a casa con un bimbo che ha bisogno di cure che però non sa chiedere, che non comunica, spesso non aiutate in nessun modo da mariti che, dicono le statistiche, ritengono la famiglia "un affare da donne" ancora oggi, soprattutto nelle regioni del sud e spesso sono costretti dal precariato a giornate di lavoro molto lunghe. Di queste donne nessuno si occupa e spesso sono nascoste all'interno delle loro famiglie-gabbia e si porteranno dietro un malessere per lungo tempo.


Forse noi giovani, dovremmo riprendere gli studi delle femministe degli anni settanta, anch'esse bollate dalla storia come "pazze isteriche".
Il nostro corpo è nostro ma anche noi donne non ci crediamo fino in fondo.


Inoltre, a tutta questa questione si ne intreccia un'altra connessa al classismo e alle disuguaglianze sociali sulle quali poggia la società italiana. Si sta creando un sistema per cui chi ha i soldi, può comunque comprarsi dei dirittti, per gli altri ci sono livelli minimi di assistenza e l'impossibilità di rivendicare altro.
E questa forse è una considerazione più generale che potrebbe far interessare anche gli uomini alla faccenda, perchè altrimenti dobbiamo saperlo che tocca a noi donne dare battaglia su questi temi.

lunedì 4 agosto 2008

ECOSY e...

L'ECOSY è l'organizzazione giovanile del Partito dei Socialisti Europei e ogni due anni organizza un campeggio con più di 2000 giovani provenienti da tutta Europa, che si incontrano per discutere e fornire un contributo politico dal mondo giovanile al PSE. Quest'anno, il campeggio al quale ho partecipato si è tenuto a Carpentras (Francia) ed è stato un interessante momento di scambio e confronto sui temi del socialismo europeo.

I giovani di Sinistra Democratica erano quasi una trentina, eppure abbiamo dovuto partecipare come ospiti visto che, forse non tutti sanno, Sinistra Democratica non fa formalmente parte del PSE. C'erano invece, a pieno titolo, i giovani dell'ex Sinistra Giovanile, resuscitata in occasione del campeggio. Spiegare la situazione italiana agli stranieri era, a dir poco, un'impresa titanica.Come delegazione di Sinistra Democratica abbiamo fatto alcuni incontri e ne è emersa la necessità di avere maggiore chiarezza rispetto alla posizione del nostro movimento nei confronti del socialismo europeo. Mi sembra che nei discorsi di Fava e altri al congresso di Chianciano, questa chiarezza non ci sia ancora.

Non dimentichiamo che la battaglia congressuale nei DS, in seguito alla quale abbiamo abbandonato il percorso di formazione del PD, si è giocata in larga misura su questo importante tema. Inoltre mi sembra che il processo di unità a sinistra non possa, anche in relazione alla chiusura che viene dal congresso di Rifondazione, prescindere da un dialogo con il Partito Socialista. La mia opinione, inoltre, è che Sinistra Democratica debba costituirsi come un soggetto autonomo, dotato di una precisa identità, magari anche in forma di partito per avere un ruolo più attivo in un processo di unitarietà (di unità non è davvero più il caso di parlare) all'interno della sinistra.

La nostra casa è quella del socialismo europeo e l'idea di essere un movimento senza una vera anima per facilitare il processo di unità della sinistra si è rivelata fallimentare, sia da un punto di vista politico che meramente elettorale.Oggi c'è bisogno di Sinistra Democratica, più di ieri. Il congresso di Rifondazione si è chiuso con una posizione netta della quale dobbiamo prendere atto e non possiamo invitare Nichi Vendola alla chiusura della nostra festa nazionale per tenere viva una speranza che non c'è. Fare l'unità con chi ci sta, oltre ad essere una soluzione molto debole, non può significare raccogliere i cocci delle mozioni che sono risultate minoritarie nei vari congressi.

Ritengo che con le europee e le elezioni amministrative alle porte non ci sia tempo da perdere e Sinistra Democratica debba immediatamente mettere in campo un proprio progetto, fortemente legato al socialismo europeo, autonomo e in grado di confrontarsi con il PD, nell'ottica di ricostruire un'alleanza, non certo un'annessione. Rispetto alle amministrative poi, non mi piace per nulla la linea politica del "ogni territorio faccia un po' come crede". Occorre che a livello nazionale si faccia un discorso serio con il PD e solo se ci sono le condizioni politiche si facciano accordi a livello locale. Anche in questo vorrei che SD avesse una posizione più netta altrimenti saremo sempre delle banderuole che seguono il vento, incapaci di governare gli eventi.

mercoledì 9 luglio 2008

No Cav

Ma perchè il sito di Sabina Guzzanti non si vede da ieri sera?

Io non ho veramente parole per esprimere il degrado e il regime in cui è piombata in soli due mesi l'Italia.

Su Repubblica, il giornale del perbenismo democratico, è pubblicata una lunga lista di dissociazioni da quello che è stato detto ieri a Piazza Navona.

La prima riflessione che mi viene da dire è che la maggior parte degli italiani, che se intervistata oggi non avrebbe dubbi a dissociarsi, non ha neanche sentito i due discorsi incriminati. Io li ho sentiti attraverso Radio Popolare, uno degli ultimi baluardi della libertà di informazione, ma fa specie che nessuna televisione, da tempo ormai faccia neanche più sentire il suono della voce di Grillo e della Guzzanti. Santoro subì feroci attacchi quando semplicemente mandò in onda uno spezzone di un discorso di Beppe Grillo.

Chi mi conosce sa che non amavo nessuno dei due personaggi in questione ma adesso che tutti li attaccano e che nei loro confronti è in atto una gogna collettiva, mi stanno già più simpatici.

Senza entrare nel merito (che brutto inizio, perdonatemelo) direi che se hanno diffamato qualcuno, siano querelati ma comunque CHIUNQUE ha il diritto di dire quello che vuole in questo Paese e se Sabina Guzzanti vuole citare un giornale argentino che dice che la Carfagna ha fatto un pompino a Berlusconi lo può fare.

Beppe Grillo esprime le sue opinioni, e pare che non siano solo le sue visto che è sempre applaudito da folle di migliaia di persone a ogni sua apparizione pubblica. Chi non è d'accordo può rispondergli, scrivere un post nel suo blog, scrivere al Corriere della Sera che pubbicherà sicuramente le sue rimostranze ma non si può tentare di imbavagliarlo.

Hanno attaccato il Papa e Napolitano, e allora? Trovatemi nella Costituzione l'articolo che dice che in Italia non si può parlare male del Papa o del Presidente.

Ma dove siamo finiti. Io poi posso non essere d'accordo sul tipo di accuse formulate ma se loro volevano dire quello che hanno detto, chi sono io per impedirglielo? E soprattutto a che servirebbe impedirglielo se poi ci sono altre migliaia di persone pronte a sottoscrivere le dichiarazioni di Grillo?



In Italia c'è aria di regime.

E soprattutto ormai siamo diventati il paese dei "dissociati"



Ah per la cronaca anche io mi dissocio da questo post.

Resta la domanda: ma perchè non si può vedere il sito di Sabina Guzzanti?

Preoccupiamoci.

martedì 17 giugno 2008

riprendendosi lentamente.

Perchè non ho scritto su questo blog per tutto un mese?

Credo che la sconfitta elettorale mi abbia prosciugata dentro. Non riesco a capire come mai l'Italia abbia deciso di spazzare via dal suo Parlamento la sinistra e forse non lo capiremo mai il vero motivo, ma adesso basta è ora di rimettersi in carreggiata.

Nell'ultima settimana sono successe due cose che mi hanno profondamente scossa. La prima è che il mio amico di penna Burley Gilliam, detenuto nel braccio della morte del carcere di Raiford in Florida, è morto, per cause naturali sembra. Sono rimasta, com'è comprensibile, molto scossa dalla notizia che mi è stata comunicata attraverso la scritta "deceased" sulla busta dell'ultima lettera che gli avevo mandato. Per fortuna un'amica della Comunità di Sant'Egidio, Stefania Tallei, mi ha rincuorata un po'.

Venerdì scorso, poi, sono andata con Giulia a una festa al campo rom di Via Triboniano. E' stata un'esperienza bellissima. Lo so che sembra assurdo. All'inizio devo ammettere che non ci volevo andare perchè mi sentivo a disagio, non sapevo come comportarmi e avevo anche un po' di timori... Poi Giulia mi ha travolta con il suo solito entusiasmo. E' finita che mi sono immediatamente affezionata alle persone che ci hanno ospitate nella loro casa. Forse sono riuscita, per la prima volta, a guardarle veramente dentro senza fermarmi all'apparenza. E' stata una cosa bella. Ho sentito come una vera empatia e i loro problemi quotidiani li ho subito sentiti anche un po' miei.

E allora ho capito perchè c'è ancora qualche motivo per continuare a essere di sinistra e perchè non potrei essere nient'altro: noi siamo ancora capaci di indignarci.
Siamo capaci di sentire le ingiustizie, anche se sono commesse contro altre persone, in altre parti del mondo.

Adelante!

lunedì 5 maggio 2008

E' morto Nicola...


Il giovane massacrato di botte da un gruppo di estremisti di destra non ce l'ha fatta. Nella notte altri due arresti. Due giovani latitanti all'estero.

Ma quello che colpisce oggi sono le dichiarazioni di un fascista che purtroppo, per un errore della storia, siede alla presidenza della Camera dei Deputati.

Perchè, se veramente Alleanza Nazionale ha voltato pagina rispetto al ex Movimento Sociale, Fini si è affrettato in paragoni, da sempre arma del revisionismo italiano, con i giovani che hanno incendiato a Torino le bandiere di Israele?

E perchè il servizio del TG2 di domenica ha fatto un servizio sulla tragica aggressione di Verona, di circa due minuti riferendosi agli aggressori come "appartenenti ad ambienti politicizzati" badando bene a non nominare le parole "destra" o "neonazismo"?

Io mi faccio queste domande.

domenica 4 maggio 2008

domenica 27 aprile 2008

Di ritorno da Salecina

Quando torno dal consiglio di Salecina sono sempre al settimo cielo.
Mi piace proprio quel posto.
E soprattutto mi piace la gente che incontro ogni volta.
Se ci fosse ancora qualcuno tra i miei lettori che non conosce Salecina faccio un piccolo riassunto.

Salecina è un posto speciale: Non è un hotel, non è un ostello non è un rifugio.
E’ un posto ideale per fare vacanza. E’ aperto a tutti e puo’ ospitare indifferentemente singoli, gruppi, famiglie, classi. Tutti si sentiranno a casa.
Cosa ci rende cosi’ speciali?
  • La posizione è incantevole: al passo del Maloja, in una valle laterale, tranquilla e panoranica, sempre raggiungibile, comodamente, in estate ed inverno
  • Le persone: a Salecina si incontrano persone da tutta Europa. Una gran bella varieta’ di ospiti di ogni età, di differenti nazioni, disponibili al confronto, allo scambio, al divertimento
  • L’Autogestione è la parola chiave per capire la nostra fondazione. Non ci sono cuochi, camerieri, personale di pulizia. TUTTI collaborano e contribuiscono al benessere della comunità.
  • I corsi: per statuto, durante tutto l’anno, si tengono corsi di ogni genere: politica, danza, cucina, tedesco, italiano, danze popolari, sci alpinismo, aikido, ecologia, coristica, storia.
  • Salecina ha un animo verde: IL riscaldamento è a legna, ricicliamo vetro, carta, lattine, prepariamo il compost...
Salecina è anche su facebook!

un popolo a metà

domenica 20 aprile 2008

No comment

Ho atteso a pubblicare qualcosa sullo sconforto che provo in questi giorni di amara disfatta.
Perché parlare di sconfitta è troppo riduttivo.
Mi verrebbe voglia solo di urlare ma pubblicare su un blog AAAAAAAAAAAAAAAAAAA, non ha molto senso, non credete?

Impietoso il commento del Frankfurter Rundshau, autorevole giornale tedesco:
Il terzo governo Berlusconi non sarà retto solo dall'imprenditore, che si impegnerà ad abrogare tutte le leggi che potrebbero creargli problemi, ma anche dalla squadra di Umberto Bossi, lo stesso uomo che il 29 settembre 2007, parlando a proposito dell'autonomia del Nord, ha dichiarato: "La libertà non si può più conquistare in parlamento ma attraverso la lotta di milioni di uomini disposti al sacrificio in una guerra di liberazione". In questa frase il disprezzo per le istituzioni democratiche della detestata Italia di Roma si esprime in tutta la sua brutalità. Esternazioni del genere preferiamo liquidarle come folklore. Tuttavia la realtà è che la Lega non è stata votata a dispetto delle affermazioni del suo leader, ma proprio grazie ad esse. [...] Resta ovviamente la speranza che Berlusconi e Bossi, due delinquenti invasati, si scontrino di nuovo mentre tentano di spartirsi il bottino, cioè lo stato italiano. [...] Che lo stato esista perchè qualcuno se ne impossessi non è una teoria solo italiana. Ma in nessuno paese europeo dell'ultimo mezzo secolo questo intento è stato perseguito con tanta determinazione.


lunedì 14 aprile 2008

Italia al voto

L'Italia sta votando. Pronostici non se ne possono ancora fare, però non credo che da questa consultazione uscirà un'idea d'Italia molto alta. La delusione pende sulle nostre teste.
Di solito per ricordarci in che Italietta viviamo dovevamo aspettare lo spoglio, invece stavolta lo schifo è già venuto a galla. Alla fine è anche giusto così perchè dei numeri in una tabella sotto il nome dei partiti non sono sufficienti a spiegare il declino di una società.
Lo spiega meglio questa notizia che ho letto su Repubblica stamane.

Dispetto alla Montalcini al seggio
"Faccia la fila come gli altri"

La scena si è svolta ieri poco prima di mezzogiorno a via Reggio Calabria, quartiere medio-borghese della Capitale. La Montalcini si è presentata a braccetto di un accompagnatore il quale, vista la lunga fila, ha chiesto alle persone in coda la cortesia di far votare prima la signora. Senza presentare credenziali, solo un gesto di educazione verso un'anziana ipovedente. La risposta poteva essere scontata e invece no.

"Faccia la fila come gli altri", ha risposto un cinquantenne. E così un'altra signora: "Non esiste, anch'io ho fretta di votare". E poi un altro e un'altra ancora: "Non vedo proprio il motivo". Allertato dagli scrutatori, a quel punto è intervenuto il presidente di seggio: "Senatrice, se vuole la facciamo passare avanti". Una gentilezza quasi scontata, che si concede normalmente alle donne in gravidanza, ai disabili, agli anziani. A quel punto però è stato il carattere della Montalcini a prendere il sopravvento: "Grazie presidente, preferisco restare in fila come gli altri. Pazienza". Una scrutatrice le ha quindi offerto una seggiola: "Almeno si sieda, prego". Ma la senatrice ha rifiutato anche quella: "No, grazie davvero. Preferisco restare in piedi".


Che impressione.
Però è anche bellissimo vedere come in un contesto di schifo totale, le persone veramente di valore, non vengono scalfite minimamente dalla pochezza che li circonda. Quel "preferisco restare in piedi" contiene una nobiltà eccezionale e una grande lezione che purtroppo in pochi in Italia sapremo cogliere.
Ma come siamo diventati?

martedì 8 aprile 2008

La madre del soldato

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un interessante articolo della giornalista Amira Hass, illustre firma di Internazionale e del quotidiani israeliano Ha'aretz

Ultimamente tra gli attivisti di Mahsom watch (l'associazione che si occupa di monitorare i posti di blocco tra Israele e i Territori) gira la seguente lettera:
"Alcuni soldati che hanno seguito un corso di addestramento con mio figlio gli hanno raccontato com'è difficile per loro sopportare l'aggressività e la faziosità delle attiviste di Mahsom watch. Queste donne si preoccupano solo dei palestinesi e non pensano alla difficile situazione in cui si trovano i soldati israeliani. Molti militari, cresciuti in famiglie progressiste, durante la leva si trovano a dover affrontare da una parte finte donne incinte con la pancia imbottita di esplosivi e ambulanze che trasportano terroristi camuffati da feriti, dall'altra una popolazione stremata, che paga un prezzo altissimo al terrore. Apprezzo Mahsom watch, ma credo che sia importante capire che dietro ogni divisa c'è un ragazzo, esposto alle manipolazioni dei palestinesi, alla crudeltà dei coloni e agli ordini dei superiori. Questi soldati conoscono bene le persone che in passato hanno già cercato di ingannarli, sono già stati insultati dai palestinesi e colpiti dalle loro pietre. Sono giovani e la loro pazienza non è infinita. Quando aiutate i palestinesi ricordate che i soldati che avete davanti non tornano a casa da settimane, sono consumati dal desiderio delle loro ragazze, delle famiglie, di una vita normale: per loro è difficile accettare che qualcuno si preoccupi solo di chi è dall'altra parte. Il fatto che li trattiate come nemici li ferisce".
C'è bisogno di commentare? Questa lettera potrebbe essere studiata in un corso di storia del colonialismo. O di sociologia, per parlare di collaborazionismo. I sentimenti materni di questa donna – che sostiene di essere "di sinistra" – si identificano con la versione ufficiale della realtà, che ha cancellato l'occupazione e considera il terrorismo la causa di tutti i problemi.

La sua identificazione con il soldato rende cieca questa donna di fronte all'oppressione che i militari esercitano ogni giorno sulla popolazione civile.

giovedì 27 marzo 2008

Amigos de Obama

Eccezionale.
Dall'America, una ventata di allegria nella cupa campagna elettorale italiana.

mercoledì 5 marzo 2008

Veltroni sembra Berlusconi.

E’ proprio vero: quello che un tempo è stata un tragedia tende a ripresentarsi solo qualche anno dopo come una farsa. Il fatto è che Veltroni somiglia sempre più al Berlusconi prima maniera. C’è molto in comune tra il leader del Pd e il cavaliere ridens che nel 1994 ruppe tutti gli schemi della vecchia politica gettando sul piatto la magia dei sondaggi e vendendo sogni a buon mercato di nuovi miracoli italiani.

Non c’è incontro al quale Veltroni non si presenti con la pretesa soverchiante forza argomentativa dei sondaggi. Persino gli scommettitori inglesi sono stati portati come inconfutabile prova della ascesa prepotente del Pd. E il nuovo miracolo italiano, la promessa di un fragoroso boom economico è stata frugata dalle tasche del cavaliere e immessa nel cuore della “bella politica”. Berlusconi parla poco in questa campagna elettorale anche perché in cuor suo spera che tra la copia (i colori, i simboli di Pd e Pdl si confondono, le scenografia sono le stesse con ragazze-hostess impiegate come cornice del capo che parla, anche i riti collettivi culminano in sguaiate note di Mameli.

A proposito: lo sanno nel Pd dei teodem che Mameli partecipò alla demoniaca repubblica romana e scrisse versi contro il papa tiranno che finalmente andava via?) e l’originale gli elettori sappiano alla fine distinguere.

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de gustibus

Visto che questo sito è di parte me ne frego un attimo delle tattiche elettorali che sto consigliando a destra e a manca in questo inizio di campagna.
E da sicura elettrice della Sinistra Arcobaleno voglio fare quello che non andrebbe mai fatto, almeno stando al bon ton politico degli ultimi tempi:
DEMONIZZARE L'AVVERSARIO

E come non sparare a zero sul Partito Democratico?

Ieri ho saputo che nella mia circoscrizione sarà in testa di lista al senato la Binetti e allora, io che conosco molto bene a uno a uno i diessini miei ex compagni di partito, che hanno votato Fassino (the invisible) all'ultimo congresso, mi immagino le loro mani tremanti che, sempre fedeli alla linea, votano la dama del cilicio. La cosa mi provoca una specie di brivido di piacere... irrazionale e più spuntano candidati impresentabili, più io mi sento soddisfatta perchè viene continuamente dimostrata la tesi secondo cui il PD sia (e sta peggiorando quotidianamente) un partito conservatore di centro. Poi azzardo anche l'ipotesi che stiano cercando di diventare proprio di destra.

Ieri a Ballarò c'era il simpatico Calearo. Perchè dai alla fine è anche simpatico, ha pure una faccia rassicurante. Non ho sentito quel brivido di cui sopra a vederlo attaccato da destra e pure da sinistra nel corso della trasmissione. Poveretto... D'altronde non ne azzecca una... lui è abituato a fare il padrone, a sentirsi sempre dare ragione... Ma in politica funziona un po' diversamente. In realtà il brivido di piacere è venuto dal vedere la faccia di Letta, imbarazzatissimo, che diceva "vabbè saremo in disaccordo solo su questo.................... e su questo...................... e su questo.......".

Non mi è venuta una vera e propria risata, è più un risolino.

Il senso di questa email è che questo cavolo di Partito Democratico è solo un'accozzaglia di gruppi di potere, "straordinariamente a digiuno di politica" come ha detto la nostra simpatica valletta del Lazio. E pensare che la politica dovrebbe essere considerata la più alta delle aspirazioni umane, qui l'unica cosa a cui si punta è il potere, "straordinariamente a digiuno di politica".

A presto

venerdì 15 febbraio 2008

Dovevamo partire con il piede giusto....

Ormai pare proprio che Bertinotti sia stato nominato candidato premier per la Sinistra arcobaleno.
La cosa non mi piace molto.
Avrei preferito un percorso realmente democratico per la scelta del candidato premier.
Forse in questo momento serviva un volto non dico nuovo ma meno vecchio.
Nelle prossime settimane ognuno di noi farà la sua scelta, è certo però che ne vedremo delle belle!
Buona campagna elettorale isa!

lunedì 21 gennaio 2008

E' crisi

L'ex ministro della Giustizia stacca la spina al governo Prodi
"Ringrazio il premier ma l'esperienza del centrosinistra è finita"

"E' venuto il momento di dire basta"
"Lavoreremo con tutte le forze che vogliono prendere in mano la bandiera della libertà"

ROMA - "Se ci sarà da votare sulla fiducia voteremo contro. L'esperienza di questo centrosinistra è finita". Lo dice il leader dell'Udeur Clemente Mastella in una conferenza stampa. "Ringrazio Prodi per lo splendido e prestigioso incarico di ministro, anche se è stato drammatico. Il rapporto umano con lui - aggiunge Mastella - rimane e rimarrà sempre, ma l'esperienza politica del centrosinistra è chiusa". L'ex ministro ha detto che ora lavorerà per le elezioni anticipate.

L'Udeur, ha spiegato Mastella, lavorerà "con tutte le forze che saranno disponibili a prendere in mano la bandiera della libertà e della giustizia senza le quali non c'è politica che non sia avvilente pratica politicante". "Non tratto - ha aggiunto - non negozio, non accetto mezze misure: mi batto e mi batterò per un governo e una maggioranza in grado di ridare un senso alla giustizia".

"Viene un momento - ha detto l'ex guardasigilli - in cui dire 'basta' è una scelta senza alternative". "Da uomo di centro che ha guardato a sinistra - ha proseguito - secondo la lezione degasperiana; da ministro della Giustizia che ha operato laicamente per la riconciliazione e il rispetto della separazione dei poteri costituzionali, dell'autonomia della politica e dell'ordine giudiziario; da quella persona schietta e sincera che spero di essere riuscito ad essere, dico basta".

Un basta che, per Mastella, non riguarda "i dettagli per quanto dolorosi e avvilenti di un'inchiesta giudiziaria faziosa e pregiudiziale, condotta con abuso di regole inquisitoriali, a partire dal ruolo inaudito e patologico delle intercettazioni. Un'inchiesta che si è presto trasformata in gogna mediatica, privazione della libertà personale di una mia familiare incensurata e sempre a disposizione dell'autorità penale".

Ma Mastella punta il dito anche sulla "mancata solidarietà di amici e alleati, timorosi di subire anch'essi la gogna mediatica, l'attacco strumentale e fazioso di ministri che dovrebbero guardare il loro passato e riflettere più che aggredire il presente e il futuro dei loro compagni di banco".

giovedì 17 gennaio 2008

martedì 8 gennaio 2008

Mafia: tragedia italiana

Sul mio sito web personale www.serenasevalium.altervista.org ho pubblicato un mini-dossier sul tema della mafia.
Mi è venuta l'idea di fare questo lavoro perchè oggi in Italia si parla molto del tema della sicurezza intesa sempre come lotta alla micro-criminalità. Certo è importante che i cittadini si sentano sempre più sicuri però quello che si dimentica sempre di ricordare agli italiani è che la loro sicurezza "percepita" non è nulla se in questo paese la prima azienda è la Mafia.
La vera emergenza sicurezza, a mio parere, è proprio la Mafia e dobbiamo impiegare tutte le nostre energie per combatterla. Alla parola "mafia" si associa la Sicilia, ma l'emergenza rifiuti a Napoli ci fa capire come la criminalità organizzata sia un fenomeno molto esteso nel sud, dove certi gruppi di potere malavitosi riescono a paralizzare intere regioni.
C'è qualcuno che dice: "La mafia c'è sempre stata". Niente di più falso, passa sempre l'idea che i meridionali abbiano la mafia nel DNA. Per sconfiggere la criminalità organizzata dobbiamo convincerci e convincere le persone che vivono al sud che questo assunto non è assolutamente vero.
La mafia ha vissuto di connivenze politiche, di finanziamenti, di supporti che le hanno dato negli anni la linfa vitale. Nel mio dossier riporto due documenti fondamentali a sostegno di questo.

Il primo è un video che riguarda la strage di Portella della Ginestra, una strage completamente dimenticata, archiviata. Nel filmato si ricostruisce la catena di relazioni politiche che hanno portato a sparare sulla folla in quel drammatico primo maggio del '47. Riporto questo video anche qui sotto perchè è troppo importante. E' fondamentale capire le responsabilità politiche della rinascita del fenomeno mafioso nel secondo dopoguerra. Mi sarebbe piaciuto che con la seconda repubblica e dopo il maxiprocesso una nuova classe politica fosse stata in grado di rinnegare quella politica DEMOCRISTIANA che ha consegnato il sud alla mafia. Mi sarebbe piaciuto vedere un ricambio della classe dirigente che aveva protetto, ma anche sostenuto attivamente la mafia come mezzo di lotta politica. Purtroppo sappiamo bene che non è andata così e che oggi questa classe politica, che ha dimostrato di non avere gli anticorpi necessari ad isolare coloro che si costruiscono il proprio potere sulla base di atti illeciti, non gode di alcuna credibilità ed è ovvio che al sud ci sia una sostanziale sfiducia nelle istituzioni.



Il secondo documento importante è un'intervista a Paolo Borsellino in cui egli con estrema chiarezza spiega come appunto la politica non possa demandare alla magistratura il compito di controllo e la garanzia sulle "questioni morali" che compete alla politica stessa. Infatti, se veramente vogliamo dichiarare guerra alla mafia, occorre che la politica sappia contare su uomini ONESTI e non accetti più un assunto del tipo "non è stato condannato, quindi è un uomo onesto". La magistratura accerta solo gli aspetti giudiziari, la condanna politica è un'altra cosa. A me non basta assolutamente che si dica che in parlamento non devono sedere politici condannati, non è sufficiente, i partiti devono saper tagliare di netto quei legami che al sud esistono tra mafia e politica.

Vi lascio il link al mini-dossier e spero vorrete diffondere questi video il più possibile.
http://www.serenasevalium.altervista.org/ricerche/mafia.htm